LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TRIBUTARIA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. PIVETTI Marco – rel. Presidente –
Dott. FERRARA Ettore – Consigliere –
Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –
Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –
Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:
sentenza
sul ricorso proposto da:
“CANIO TRISTANO COSTRUZIONI DI TRISTANO ANTONIO & C. SNC”, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA MAZZINI 27, presso lo studio dell’avvocato DI GIOIA GIOVANNI, rappresentato e difeso dall’avvocato PAPA RENATO, giusta delega a margine;
– ricorrente –
contro
AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI ***** in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– controricorrente –
avverso la sentenza n. 83/2006 della COMM. TRIB. REG. di MILANO, depositata il 03/08/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 17/05/2011 dal Presidente e Relatore Dott. MARCO PIVETTI;
udito per il resistente l’Avvocato ZERMAN, che ha chiesto il rigetto;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. BASILE Tommaso, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso in subordine rigetto.
OSSERVA MOTIVAZIONE:
La sentenza impugnata è stata pronunziata dalla Commissione tributaria regionale di Milano il 19 giugno 2006 ed è stata depositata il successivo 3 agosto. Con essa è stato respinto il ricorso della Canio Tristano Costruzioni di Tristano Antonio e C snc avverso l’avviso di rettifica IVA 1997 n. 800326/02. Al ricorso per cassazione della società contribuente trovava quindi applicazione l’art. 366 bis cod. proc. civ.. Il ricorso stesso prospetta due motivi di censura: il primo denunzia violazione di legge ed è totalmente privo del prescritto quesito di diritto. Il secondo lamenta carenza e contraddittorietà della motivazione ma è privo della chiara e specifica indicazione del fatto controverso in ordine all’accertamento del quale si assume che la motivazione sia carente.
P.Q.M.
– Dichiara inammissibile il ricorso;
– condanna la parte ricorrente alle spese del giudizio di legittimità liquidate in complessivi Euro 1.500,00 oltre le prenotazioni a debito.
Così deciso in Roma, il 17 maggio 2011.
Depositato in Cancelleria il 27 giugno 2011