Corte di Cassazione, sez. I Civile, Ordinanza n.16556 del 11/06/2021

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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. DI STEFANO Pierluigi – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. MACRI’ Ubalda – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 6577/2019 proposto da:

B.S., elettivamente domiciliato in Macerata, alla via Morbiducci 21, presso lo studio dell’avv. Luca Froldi, che lo rappresenta e difende, come da procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1179/2018 della CORTE d’APPELLO di ANCONA, depositata il 2/7/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 6/10/2020 dal Consigliere Dott. Luca Solaini.

RILEVATO

che:

La Corte d’Appello di Ancona ha respinto il gravame proposto da B.S., cittadino del Senegal richiedente asilo, avverso l’ordinanza del Tribunale di Ancona che, confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale, gli aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale, anche nella forma sussidiaria, e di quella umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito di essere rimasto orfano, di essere stato cresciuto da uno zio e di essere fuggito dal Senegal perchè quest’ultimo pretendeva che sposasse la figlia.

La corte del merito ha rilevato che la vicenda, quand’anche ritenuta credibile, non rivelava fatti persecutori legittimanti il riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b); ha poi escluso che il Senegal versi in una situazione di conflitto armato generalizzato, tale da giustificare la concessione della protezione sussidiaria ai sensi della lett. c) della norma; ha infine rilevato che il richiedente non aveva allegato particolari profili di sua vulnerabilità a sostegno della domanda di protezione sussidiaria.

Contro la sentenza B.S. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese.

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’Appello: (i) con il primo motivo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, in quanto la Corte territoriale, in violazione dell’obbligo di cooperazione istruttoria, non gli ha chiesto alcun chiarimento ed ha omesso di verificare la veridicità dei fatti da lui narrati; (ii) con il secondo motivo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), per aver il giudice erroneamente ritenuto che in Senegal non sussista una situazione di conflitto armato tale da porlo in pericolo nel caso di rientro nel Paese.

Entrambi i motivi sono inammissibili.

Il primo non specifica se, ed in ordine a quali fatti, il ricorrente abbia chiesto di essere sentito a chiarimenti dal giudice d’appello (cfr. Cass. n. 21584/020) e, non considerando che il giudice ha ritenuto la vicenda credibile ma non indicativa di alcun fatto persecutorio, non censura la ratio decidendi sulla quale si fonda la statuizione di rigetto delle domande di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, ex lett. a) e b). Il secondo si risolve invece in una critica generica all’accertamento in fatto, compiuto dalla corte distrettuale, circa la situazione in cui versa il Senegal, ma non cita alcuna fonte atta a smentirlo.

Poichè il Ministero dell’Interno non ha svolto difese, non v’è luogo alla liquidazione delle spese.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 giugno 2021

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