LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. MELONI Marina – Presidente –
Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –
Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –
Dott. SERRAO Eugenia – Consigliere –
Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –
ha pronunciato la seguente:
ORDINANZA
sul ricorso 11045/2020 proposto da:
E.B., elettivamente domiciliato in Vicenza, via Napoli n. 4, presso lo studio dell’avv. M. Rizzato, che lo rappresenta e difende, per procura in atti;
– ricorrente –
contro
Ministero Dell’Interno, *****;
– resistente –
avverso la sentenza n. 5490/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA, depositata il 02/12/2019;
udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 06/05/2021 dal Cons. Dott. SOLAINI LUCA.
RILEVATO
che:
La Corte d’appello di Venezia ha respinto il gravame proposto da E.B., cittadino nigeriano (Benin City), avverso l’ordinanza del Tribunale di Venezia che confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale aveva negato alla richiedente il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.
Il ricorrente ha riferito di aver lasciato il proprio paese d’origine nel ***** perché ricercato dalla Polizia e per il timore di essere perseguitato dal leader del culto cui apparteneva prima di espatriare, in quanto nel ***** era stato arrestato dopo una lite intercorsa tra componenti del culto di cui faceva parte e quelli del culto rivale nel corso del quale su incarico del proprio leader egli e altri due componenti del culto avevano sparato contro un rivale. Il richiedente ha riferito di essere stato torturato dalla polizia a seguito della confessione di un correo ed aveva collaborato con le forze dell’ordine indicando come mandante dell’aggressione del rivale il proprio leader, di nome O., che non era stato trovato in casa dalla polizia nel corso del relativo accesso. Ha, inoltre, riferito di essere stato liberato su cauzione e perciò non si era più presentato alla polizia temendo di essere nuovamente arrestato.
A supporto della decisione di rigetto, la Corte d’appello ha ritenuto la vicenda narrata generica, inverosimile e non credibile oltre che in alcun modo provata. La Corte distrettuale non ha, quindi, riconosciuto né lo status di rifugiato né la protezione internazionale. In particolare, la Corte d’appello ha accertato l’insussistenza di situazioni di violenza indiscriminata nel paese di provenienza per l’assenza di conflitti armati. Infine, la Corte d’appello non ha ravvisato la ricorrenza di gravi motivi di carattere umanitario.
Contro la sentenza della medesima Corte d’appello è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di un motivo.
Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.
CONSIDERATO
che:
Il ricorrente censura la decisione della Corte d’appello per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), in merito al mancato riconoscimento della protezione sussidiaria.
Il motivo di ricorso è inammissibile, in quanto solleva censure sul merito dell’accertamento condotto dalla Corte d’appello in riferimento alla situazione del paese di origine dei ricorrente ed in particolare della zona di provenienza (pp. 9 e ss. della sentenza impugnata) sulla base delle numerose fonti informative consultate alle quali il ricorrente contrappone altre fonti ma in termini di mero dissenso. La mancata costituzione dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.
PQM
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Dichiara il ricorso inammissibile.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 maggio 2021.
Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2021