LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. BERRINO Umberto – Presidente –
Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –
Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –
Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –
Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso 1100-2016 proposto da:
I.N.A.I.L., – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio degli avvocati LORELLA FRASCONA’, GIANDOMENICO CATALANO che lo rappresentano e difendono;
– ricorrente –
contro
AMBROSIANO GROUP S.P.A. SOCIETA’ CONSORTILE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VIRGINIO ORSINI 21, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI DEL RE, che la rappresenta e difende;
– controricorrente –
e contro
TRADE LOGISTIC SERVICE SOCIETA’ CONSORTILE IN LIQUIDAZIONE;
– intimata –
nonché da:
RICORSO SUCCESSIVO SENZA N. R.G. I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. – Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CESARE BECCARIA N. 29, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati CARLA D’ALOISIO, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, EMANUELE DE ROSE;
– ricorrenti successivi –
contro
AMBROSIANO GROUP S.P.A. SOCIETA’ CONSORTILE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VIRGINIO ORSINI 21, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI DEL RE, che la rappresenta e difende;
– controricorrente al ricorso successivo –
e contro:
I.N.A.I.L. – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, TRADE LOGISTIC SERVICE SOCIETA’ CONSORTILE IN LIQUIDAZIONE;
– intimate –
avverso la sentenza n. 343/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositata il 06/07/2015 R.G.N. 283/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 06/07/2021 dal Consigliere Dott. GABRIELLA MARCHESE;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. GIACALONE GIOVANNI, che ha concluso per accoglimento del ricorso;
udito l’Avvocato PUGLISI LUCIA per delega verbale dell’Avvocato LORELLA FRASCONA’;
udito l’Avvocato CARLA D’ALOISIO;
udito l’Avvocato GIOVANNI DEL RE.
FATTI DI CAUSA
1. La Corte d’appello di Milano ha confermato la decisione di primo grado che, in accoglimento della domanda proposta da Ambrosiano Group società consortile per azioni e Trade Logistic Service società consortile in liquidazione, ha dichiarato non dovuti i crediti contributivi e i premi assicurativi richiesti dall’INPS e dall’INAIL, per intervenuta decadenza del D.Lgs. n. 276 del 2003, ex art. 29.
2. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso l’INAIL e l’INPS, ciascuno con un motivo.
3. Ambrosiano Group società consortile per azioni ha resistito con controricorso.
4. Gli Istituti ricorrenti e la società controricorrente hanno depositato memoria.
RAGIONI DELLA DECISIONE
5. Con l’unico motivo del ricorso principale, l’Inail ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – la violazione e la falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, per come modificato dalla L. n. 296 2006, art. 1, comma 911, e dal D.L. n. 5 del 2012, art. 21, comma 1, e, da ultimo, dalla L. n. 92 del 2012, art. 4, comma 31, lett. B) nonché l’errata applicazione del D.L. n. 223 del 2006, art. 35, comma 28, convertito in L. n. 248 del 2006.
6. L’Inps, con successivo ricorso, ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – la violazione o falsa applicazione dell’art. 22, comma 2, come modificato prima del D.L. n. 251 del 2004, art. 6, commi 1 e 2, e poi dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 911.
7. Entrambi i ricorsi, nel complesso, argomentano che il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, che disciplina l’obbligo solidale del committente nell’ambito di un appalto di opere e servizi e che prevede il perdurare dei vincolo durante l’esecuzione dell’appalto e sino a due anni dalla sua cessazione, contempla una causa di decadenza del diritto di agire nei confronti del committente limitata ai lavoratori, in mancanza nel testo di ogni riferimento agli enti previdenziali e in ragione dell’esercizio di funzioni pubbliche da parte dei predetti enti, incompatibile con qualsiasi forma di decadenza.
8. Il ricorso è fondato.
9. Va richiamato il principio espresso da Cass. n. 18004 del 2019 (seguita, ex plurimis, da Cass. n. 27382 del 2019; Cass. nn. 23035, 23038, 23061 del 2020; Cass. nn. 470, 14532, 14535, 14700 del 2021) secondo cui “In tema di appalto di opere e servizi, il termine di decadenza di due anni previsto dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, (…), non è applicabile all’azione promossa dagli enti previdenziali nei confronti del committente, essendo la stessa soggetta al solo termine di prescrizione”.
10. Il principio è stato affermato in relazione all’art. 29 cit. come formulato prima delle modifiche apportate dal D.L. n. 5 del 2012, conv. con modif. dalla L. n. 35 del 2012, e, ratione temporis, applicabile alla fattispecie di causa. Esso, comunque, resta valido anche in relazione al successivo testo della norma, invariato nella parte rilevante ai fini di causa.
11. Allo stesso, il Collegio intende dare continuità, atteso che la controricorrente non apporta argomenti decisivi che ne impongano la rimeditazione.
12. Nella pronuncia n. 18004 cit., la Corte ha affermato che il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, oggetto nel tempo di varie modifiche, è stato sin dalla sua entrata in vigore incentrato sulla previsione di un vincolo di solidarietà tra committente ed appaltatore, secondo un modulo legislativo che intende rafforzare l’adempimento delle obbligazioni retributive e previdenziali, ponendo a carico dell’imprenditore, che impiega lavoratori dipendenti da altro imprenditore, il rischio economico di rispondere in prima persona delle eventuali omissioni di quest’ultimo. Evidente la finalità di “evitare il rischio che i meccanismi di decentramento, e di dissociazione fra titolarità del contratto di lavoro e utilizzazione della prestazione, vadano a danno dei lavoratori utilizzati nell’esecuzione del contratto commerciale” (così Corte Cost. n. 254 del 2017, in motiv., p. 5 del “Considerato in diritto”).
12.1. Si e’, in particolare, precisato (Cass. n. 18004 cit.) che l’obbligazione contributiva, derivante dalla legge e che fa capo all’Inps, è distinta e autonoma rispetto a quella retributiva (Cass. n. 8662 del 2019); essa (v. Cass. n. 13650 del 2019) ha natura indisponibile e va commisurata alla retribuzione che al lavoratore spetterebbe sulla base della contrattazione collettiva vigente (cd. “minimale contributivo”).
13. In definitiva, la Corte ha scelto l’opzione interpretativa, ispirata a ragioni di ordine sistematico e testuale (assenza nel D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, di espresse regole relative alla pretesa contributiva, autonomia tra la prestazione retributiva e quella contributiva), che esclude l’operatività della decadenza per l’esercizio dell’azione di accertamento dell’obbligo contributivo, soggetto solo al termine prescrizionale: interpretazione compatibile con la precisata natura indisponibile della pretesa contributiva, commisurata alla retribuzione che al lavoratore spetterebbe sulla base della contrattazione collettiva vigente.
14. Diversamente, infatti, si vedrebbe, spezzato, senza alcuna plausibile ragione logica e giuridica apprezzabile, quel nesso tra retribuzione dovuta e in ipotesi in concreto erogata e adempimento dell’obbligo contributivo, procurandosi un vulnus nella protezione assicurativa del lavoratore che il citato art. 29 ha voluto potenziare.
15. L’iter argomentativo fin qui svolto non è incrinato dagli argomenti difensivi sviluppati in memoria dalla controricorrente (riferiti all’azione che, in tesi, il lavoratore potrebbe azionare nei confronti del responsabile solidale per la regolarizzazione contributiva e alla possibile operatività dell’art. 29 cit.) che postulano una situazione sostanziale e processuale diversa da quella oggetto di causa e che riguardano una sfera di tutela propria del lavoratore, distinta e non sovrapponibile a quella di cui è titolare l’Istituto (in generale, in argomento, v. Cass. n. 19398 del 2014; Cass. n. 14853 del 2019; Cass. n. 8959 del 2020; Cass. n. 17320 del 2020; Cass. n. 2164 del 2021).
16. Il ricorso va, pertanto, accolto e, conseguentemente, la sentenza impugnata va cassata e rinviata alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, perché proceda all’accertamento della pretesa contributiva fatta valere dall’Inps alla luce del principio sopra indicato.
15. Il giudice del rinvio provvederà in merito all’eventuali altre questioni rimaste assorbite, già ritualmente proposte nei giudizi di merito, e, altresì, alla regolazione delle spese del presente giudizio.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione.
Così deciso in Roma, il 6 luglio 2021.
Depositato in Cancelleria il 17 novembre 2021