Corte di Cassazione, sez. Lavoro, Ordinanza n.40269 del 15/12/2021

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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4343-2020 proposto da:

M.I., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CHISIMAIO, 29, presso lo studio dell’avvocato MARILENA CARDONE, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI LECCE, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 622/2019 della CORTE D’APPELLO di LECCE, depositata il 18/06/2019 R.G.N. 455/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 23/06/2021 dal Consigliere Dott. LEO GIUSEPPINA.

RILEVATO IN FATTO

CHE:

1. la Corte di Appello di Lecce, con sentenza pubblicata in data 18.6.2019, ha respinto il gravame interposto da M.I., cittadino pakistano, nei confronti del Ministero dell’Interno, avverso l’ordinanza resa dal Tribunale della stessa con la quale era stata rigettata l’opposizione al provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Lecce, che non aveva accolto le domande del ricorrente dirette ad ottenere il riconoscimento del diritto alla protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, ovvero, in subordine, del diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari il D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 5;

2. i giudici del gravame hanno escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del diritto alla protezione sussidiaria il D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, poiché nella zona di provenienza del ricorrente non si registrano, allo stato, episodi di violenza indiscriminata;

3. inoltre, la Corte distrettuale ha negato che, nella fattispecie, possano configurarsi particolari profili di vulnerabilità che giustifichino il rilascio del permesso di soggiorno previsto dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, data la lacunosità e la incongruenza delle dichiarazioni rese dal ricorrente, poste a fondamento della richiesta di cui si tratta;

4. per la cassazione della sentenza ricorre M.I. sulla base di quattro motivi; il Ministero dell’Interno ha depositato tardivamente un “Atto di costituzione” al solo fine “di una eventuale partecipazione all’udienza di discussione”;

5. il P.G. non ha formulato richieste.

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. in via preliminare, deve essere dichiarata la inesistenza giuridica della procura speciale rilasciata al difensore (nella specie apposta su foglio separato, spillato al ricorso, senza alcuna intestazione, né menzione di “procura”), dal quale non si evince il conferimento, da parte del ricorrente, al difensore, del potere di rappresentarlo e difenderlo, nel procedimento di cui si tratta, in sede di legittimità, né alcun cenno preciso al provvedimento della Corte di Appello oggetto del ricorso per cassazione, né altri elementi idonei ad identificarlo, ma solo un generico riferimento alla “nomina all’avv. Marilena Cardone del Foro di Roma a rappresentarmi e difendermi nella presente procedura, conferendogli i poteri di transigere, rinunciare agli atti del giudizio, anche davanti alle giurisdizioni stragiudiziali”;

2. alla suddetta conclusione si perviene d’ufficio, in quanto l’art. 83 c.p.c., configura come un obbligo del giudice quello della verifica dell’effettiva estensione della procura rilasciata – principalmente a garanzia della stessa parte che l’ha rilasciata, (affinché la medesima non risulti esposta al rischio del coinvolgimento in una controversia diversa da quella voluta, per effetto dell’autonoma iniziativa del proprio difensore – per l’assorbente rilievo secondo cui la suindicata formulazione della procura fa sì che essa non risulti riferibile al ricorso, al quale pur materialmente accede e, quindi, alla controversia in relazione alla quale il mandato è stato conferito dal ricorrente, non essendo tale vizio sanabile per effetto della sottoscrizione del ricorrente stesso apposta in calce alla procura speciale (v., per tutte, Cass. 7.6.2003, n. 9173);

3. la mancata riferibilità della procura alla causa in esame ne determina l’inesistenza con conseguente inammissibilità del ricorso, senza assunzione di un provvedimento sulle spese del giudizio, non avendo il Ministero vittorioso svolto difese;

4. si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto, il cui versamento va posto a carico del difensore di M.I., avv. Marilena Cardone, dandosi seguito ad un consolidato orientamento di questa Corte in materia di procura inesistente (v., per tutte, Cass., S.U., 10.5.2006, n. 10706 e successive conformi).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del difensore del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 dicembre 2021

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