
Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 12 gennaio 2026, ha approvato un disegno di legge quadro sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari, colmando una lacuna normativa che si trascinava da oltre un decennio. Il provvedimento introduce per la prima volta una disciplina organica a livello nazionale per chi assiste, in ambito domestico e a titolo gratuito, persone con disabilità o non autosufficienti.
Il disegno di legge nasce per dare riconoscimento giuridico, dignità e tutele concrete a una figura centrale nel sistema di welfare, ma finora priva di uno status unitario. I caregiver familiari sono stati a lungo regolati solo in modo frammentario, attraverso interventi regionali o misure settoriali, senza diritti certi sul piano economico, previdenziale e lavorativo.
L’intervento approvato dal Governo punta a valorizzare anche il valore sociale ed economico dell’assistenza familiare, prevenendo l’isolamento dei caregiver e sostenendo in modo mirato i nuclei in condizioni di maggiore fragilità.
Dalle anticipazioni contenute nella Nota del Governo emergono alcuni snodi centrali della riforma:
Contributo economico nazionale: è istituito un sostegno economico, erogato dall’INPS, fino a 400 euro mensili, destinato prioritariamente ai caregiver che assistono persone con disabilità gravissima e con reddito annuo inferiore a 3.000 euro.
Raccordo Stato–territori: il testo prevede meccanismi di coordinamento tra le tutele statali e quelle già esistenti a livello regionale, per evitare sovrapposizioni e garantire uniformità di trattamento.
Procedura formale di riconoscimento: vengono disciplinate le modalità di individuazione, riconoscimento, eventuale revoca o sostituzione del caregiver. L’INPS sarà il soggetto incaricato della gestione amministrativa e del monitoraggio della spesa.
Inserimento nel “progetto di vita”: il nominativo del caregiver e il relativo carico assistenziale orario dovranno essere indicati nel progetto di vita e nel Piano Assistenziale Individualizzato (PAI) della persona assistita. Questa certificazione costituisce il presupposto per l’accesso a future tutele previdenziali e agevolazioni lavorative.
Ambito soggettivo definito: la figura del caregiver potrà essere individuata tra coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto, parenti entro il secondo grado o affini entro il terzo in casi specifici, creando una cornice giuridica certa attorno alla persona con disabilità.
Nel presentare il provvedimento, il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli ha sottolineato il valore politico e sociale della riforma, definendola una legge che finalmente riconosce la dignità di chi cura senza voler essere sostituito, ma affiancato.
Secondo il Ministro, il disegno di legge introduce un sistema di tutele differenziate, che parte dal caregiver convivente e prevalente per arrivare a riconoscere progressivamente tutti i caregiver familiari. Un modello costruito attraverso un lungo lavoro di confronto con associazioni, famiglie ed enti territoriali, e reso possibile – ha evidenziato Locatelli – da coperture finanziarie certe, pari a 257 milioni di euro stanziati in Legge di Bilancio, la più alta mai prevista per questa finalità.
Dopo il fallimento di numerosi tentativi legislativi negli anni precedenti, spesso arenatisi per mancanza di risorse o per l’eccessiva ampiezza della platea, il Governo rivendica ora di aver posto una base stabile “dalla quale non si torna più indietro”.
Il disegno di legge passa ora all’esame del Parlamento, dove potrà essere oggetto di modifiche e integrazioni. Il nodo principale resta quello dell’attuazione concreta delle tutele, del coordinamento con le misure già esistenti (congedi, bonus, contributi figurativi) e della sostenibilità nel tempo delle risorse stanziate.
Se l’iter si concluderà positivamente, la riforma segnerà l’ingresso del caregiver familiare come figura giuridicamente riconosciuta nel sistema del diritto sociale italiano, con effetti rilevanti anche in ambito lavorativo, previdenziale e di organizzazione del welfare.
Documenti correlati