
La Corte di giustizia UE (cause riunite C-424/24 e C-425/24) chiarisce che le sanzioni disciplinari che limitano l’attività professionale devono poter essere sottoposte a un controllo giurisdizionale effettivo. Spetta ora al TAR Lazio verificare se la giustizia sportiva italiana garantisca indipendenza, imparzialità e pieni poteri di tutela.
La svolta della Corte di Giustizia UE: tramonta il dogma dell’autonomia sportiva blindata.
Una decisione destinata a riscrivere le regole del gioco. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha pronunciato una sentenza storica nell'ambito delle vicende legate all'Inchiesta Prisma, assestando un colpo decisivo al principio di totale autosufficienza della giustizia sportiva.
La pronuncia, che vede coinvolti direttamente gli ex dirigenti della Juventus Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene, stabilisce un principio cardine: tutte le sanzioni sportive che incidono sulle libertà fondamentali garantite dall’ordinamento dell'Unione Europea potranno ora essere impugnate davanti a un giudice ordinario, il quale avrà il potere di sospenderle o annullarle.
Fino ad oggi, il sistema di giustizia sportiva manteneva un perimetro quasi del tutto impermeabile al sindacato dei giudici statali, limitando fortemente le possibilità di intervento della magistratura ordinaria sulle decisioni disciplinari degli organi federali.
Con questa sentenza si segna un punto di non ritorno:
Superamento del vincolo di pregiudiziale: I tesserati e i dirigenti sanzionati non dovranno più attendere passivamente l'esaurimento dei gradi interni di giudizio sportivo qualora siano lesi diritti ed equità riconosciuti dal diritto UE.
Accesso alla giustizia amministrativa: Da oggi, i soggetti colpiti da provvedimenti disciplinari con impatto socio-economico potranno rivolgersi direttamente al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) per ottenere una tutela giurisdizionale piena ed effettiva, compresa la sospensiva delle sanzioni.
Questa storica pronuncia della Corte UE non giunge del tutto inaspettata per gli esperti del settore. La sentenza si pone infatti in perfetta continuità con l'analisi giuridica tracciata da chi scrive sulle pagine del sito Misterlex in cui si erano ampiamente presagiti tali sviluppi negli articoli dedicati alle sanzioni irrogate alla Juventus nel caso plusvalenze.
Si era fin da subito evidenziato come l'impianto sanzionatorio del codice di giustizia sportiva rischiasse di entrare in rotta di collisione con i principi sovranazionali della Comunità Europea: la limitazione della tutela dei diritti individuali di fronte a decisioni sportive ad impatto lavorativo ed economico non avrebbe potuto reggere a lungo di fronte ai principi di proporzionalità e libera circolazione garantiti dal diritto UE.
La decisione dei giudici di Lussemburgo conferma integralmente quanto sostenuto allora; il perimetro dell'autonomia sportiva deve arrestarsi laddove iniziano i diritti fondamentali del cittadino e del lavoratore europeo.
La decisione legata all'Inchiesta Prisma apre dunque una nuova era nei rapporti tra ordinamento sportivo e ordinamento statale. Se da un lato le federazioni mantengono la facoltà di regolare gli aspetti puramente tecnici del gioco, dall'altro viene meno qualsiasi forma di immunità giurisdizionale quando le decisioni disciplinari intaccano la sfera personale, professionale ed economica dei singoli.
Un passo avanti decisivo verso la trasparenza e il rispetto dello Stato di Diritto anche all'interno delle istituzioni sportive.
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