
In un non-luogo dell'immaginario, la vita irreprensibile di Martino Giuliato si spezza in un’alba qualunque. Una discesa agli inferi giudiziale e psicologica, fino allo sgretolamento definitivo dell’identità sociale e personale del protagonista.
Mister Lex è lieto di pubblicare, capitolo per capitolo, “Il Chiodo”, il nuovo racconto di Gianmaria Parrotta.
Un racconto ipnotico sull'assurdo quotidiano. Un labirinto giudiziario. Una via crucis spiazzante. Un dramma umano grottesco e surreale, una satira spietata che ci pone di fronte a domande, queste sì reali, che riguardano la Giustizia e ciascuno di noi.
Tra corridoi di carceri e aule di tribunale che sembrano set cinematografici, "Il Chiodo" vi sfida a rispondere a una sola domanda: quanto è fragile la nostra normalità?
Questa settimana pubblichiamo il primo capitolo.
Buona lettura!
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Avvertenza: questo racconto è opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi ed eventi non intendono riferirsi a persone, fatti o procedure penali reali (riforma Cartabia compresa).
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È lei il signor Giuliano Martino?
Li guardò, senza capire bene. Guardò il poliziotto che lo fissava da appena fuori la soglia di casa sua. Non era ancora l’alba. Lo avevano scaraventato giù dal letto attaccandosi al campanello, colpendo a pugni il portone.
Sono io, ma… Giuliato. Giuliato è il cognome ma… ma cosa volete?
No che non capiva Martino, aprì meglio gli occhi abbagliati dalle torce di quelli (che se ne facevano, delle torce?), provò a mettere a fuoco la scena ma quello glielo impedì, di fatto, sventolandogli davanti un pezzo di carta timbrato e firmato.
Polizia! Abbiamo il mandato, tutto in regola, legga qui: si metta a disposizione, noi ora perquisiremo la sua abitazione.
Entrarono, saranno stati una decina tra uomini e donne, con due cani.
Perquisire? Ma cosa volete? Cosa cercate? Io non… I cani per…?
Venga signor Giuliano, venga, le facciamo intanto qualche domanda. Ah! Ha facoltà di restare in silenzio eccetera eccetera. Vuole chiamare il suo avvocato?
Avvocato? No… Mi chiamo Giuliato…
Lo trascinarono in cucina, lo misero a sedere: avevano le pistole in bella mostra, uno di quelli imbracciava una mitraglietta, e lo teneva d’occhio. Sguinzagliarono i cani.
Quindi mi dica: lei conferma di essere il signor Giuliano… ma sì: Giuliato – certo, siamo precisi, giusto – Martino? Nato a XXX il giorno XXX?
Sono io, ma…
Bene signor Giuliano, ci dica dove è, confessi, ammetta le sue responsabilità, e la situazione per lei migliorerà, lievemente. O comunque starà al Magistrato valutare poi…
Il Magistrato? Ma io, ma… Ma di cosa mi state accusando?
Di fronte aveva quello che doveva essere il capo, l’unico che lo incalzava con domande fuori posto, e quella che, indovinava, doveva essere la sua vice. I due si scambiarono un’occhiata, intesa, come a dirsi: Eccone un altro, sempre la stessa storia. La sua mente divagò, in difesa, per aggrapparsi a una realtà diversa da quella che gli stava capitando, la sua, quella di ogni giorno: si mise a fissare inconsapevolmente un quadretto che intravedeva proprio dietro la donna, dipinto un mare stilizzato in tempesta…
Il Chiodo!
Non disse altro al momento il commissario capo della banda che gli stava già sconquassando casa, rovistando nei cassetti, aprendo cuscini, materassi, annusando ovunque i cani. Inferse il colpo, o quello che riteneva tale e se ne stette in silenzio a studiare la sua reazione, i movimenti, il respiro, la sudorazione persino. Poi, cambiando tono, da autoritario a compassionevole, quasi paterno, aggiunse:
Il Chiodo, amico. Ci dica dov’è e andrà tutto bene. Confessi. È meglio per tutti, mi creda.
Io non so di cosa sta parlando!
Lei!, alzò la voce il gran capo adesso, di nuovo autoritario e di più: rabbioso: Lei è accusato di furto aggravato! Abbiamo le immagini! Abbiamo i testimoni! Non ci faccia perdere tempo! Confessi!
Ma io non ho fatto niente, ma cosa dice! Quali immagini? Come si permette!
Quindi lei non riconosce di aver sottratto con destrezza un chiodo da sessanta millimetri di lunghezza nella giornata di martedì 25 novembre scorso alle ore diciassette e quarantasette, per la precisione, presso la Ferramenta Garibaldi nel nostro pieno hinterland cittadino?
Ma lei scherza! Ma no no e no! Io non ero… Io non c’ero in quella ferramenta!
E dove si trovava a quell’ora martedì scorso?
Ma non lo so, ma non ricordo! Sarò stato… sì! Ero in macchina, tornavo da lavoro… sì, sicuramente! Questo deve essere un errore! Ci deve essere una spiegazione, sì…
Ci dica dove è quel dannato Chiodo!
Ascolti: ma lei la vede casa mia? Si guardi intorno!
L’uomo e la donna, che se ne era stata accanto a quello in silenzio tutto il tempo, allora si rigirarono, alzarono la testa agli alti soffitti, agli ampi muri ingombri. Ebbero un capogiro.
Il Giuliato, a quel che risultava loro, non era coniugato, né accompagnato. Viveva da solo nella vecchia grande villa di famiglia ereditata, lui figlio unico, dai facoltosi genitori che lo avevano lasciato pochi anni addietro e nel giro di un paio di mesi solo anche al mondo, senza alcuna parentela, né vicina né lontana. La casa doveva essere così grande e vuota per quell’uomo!, pensò la poliziotta, ascoltando echeggiare le voci e i passi dei colleghi al piano di sopra (il secondo – mansardato – di quattro totali) e a quello seminterrato, e nella cantina, e nel garage. Osservava da cima a fondo le pareti, correndo con lo sguardo alle altre stanze, muovendosi allora incredula, e affacciandosi anche alla sala da bagno: quadri… quadri ovunque, grandi, piccoli, con o senza cornice, quadri quadrati, rettangolari, minimi camei circolari, ellissoidi. Quadri tutti appesi a quei muri infiniti da chiodi: chiodi, c’era da immaginarselo dei più comuni, e pure di tutte le razze.
Ebbene: quale diavolo di chiodo state cercando? Trovatevelo un po’ da soli!
A quelle parole si fece sfuggire un sorriso canzonatorio.
Ho capito, sa? Chi crede di prendere in giro? Lei ora ci segue! La dichiaro in arresto! Questo è il mandato! Tutto regolare, legga pure, andiamo! Se vuole se ne stia pure in silenzio, è un suo preciso diritto eccetera eccetera… Tanto meglio per lei: silenzio e ci segua!
Come? Ma cosa dice? Io non ho fatto niente! Non sono stato io! Non ho fatto niente! Niente! Lasciatemi! Lasciatemi!
Gli concessero solo il tempo di infilarsi almeno una giacca. Lo portarono via che era ancora in pigiama
.....continua
Gianmaria Parrotta vive e lavora in Mugello. Ha pubblicato nel 2021 Immortali per Barta edizioni. Collabora a fasi alterne con Misterlex e, per sua fortuna, ha molti amici avvocati. >> Qui altri suoi articoli