Ribellione

Cap. 12 de "Il Chiodo" di Gianmaria Parrotta del 25/04/2026

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Continuiamo il viaggio nel racconto Il Chiodo di Gianmaria Parrotta con la pubblicazione dell'undiicesimo capitolo.

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IL CHIODO

di Gianmaria Parrotta
 

Cap.  XII - Ribellione

Strinse i pugni accartocciando i giornali stesi di fronte a lui, che lo sbeffeggiavano. Si mise le mani agli occhi. Dalla rabbia avrebbe ribaltato quel tavolino, le sedie, avrebbe preso a calci tutto e tutti.

Lo avevano messo nel mezzo, avevano approfittato di quello che era. Tutti a dichiararlo colpevole, tutti: Dio e uomini. Tutti: fino a farlo crollare. E a lasciarlo senza più niente.

Quel commissario venduto disonesto! Pigro, bugiardo, delinquente! Lo hanno trasferito! Mi ha rovinato la vita, spero sia in Siberia in Alaska in Antartide adesso, ma no, sarà in punizione (puah!) in qualche paesino del Sud, un’oasi di pace per chi non vuol perdite di tempo e si sa fare gli affari suoi, come lui! Guardalo, guardalo come ride, lo vedo! Mi hanno ingannato, tutti! Giudici, avvocati, poliziotti, guardie, carabinieri, giornalisti! Mi hanno tolto tutto!

E il Cristo maledetto? Giudicare e condannare, non riesce in altro! Buono a nulla, non si degna di rispondere, lui! No! Mai un conforto, una certezza di perdono! Solo promesse su promesse! Cosa ne sai di me, Dio? Cosa io, di te? Come ho potuto esser così debole, e trovare a questa maniera la fede, fidarmi, essere così ingenuo, stupido, disperato! Essere così solo da volgermi, come tutti, persino a te?

Affondava le dita nelle orbite, la bocca aperta in una smorfia disumana, un grido soffocato, trattenuto dietro i palmi.

E questo? Questo, come si chiama? Ma cosa importa come si chiama, è solo un nome per me. Il bravo e onesto padre di famiglia (Fedifrago! Impostore!), due figli piccoli (Dannati anche loro! Della stessa specie degenerata!) e una moglie (Complice! Complice! Complice!), l’impiegato modello (Perdigiorno! Scalda sedie! Incompetente!), lui e le sue passioni da figlio di papà viziato! Facile la vita! Ladro della peggior specie, ipocrita, falso, spergiuro! Prima mi affibbi la tua pena, vigliacco, muto come un Dio qualsiasi, poi mi prendi la sola cosa che mi è rimasta! Ti prendi anche la mia colpa! Mi lasci in mezzo a una strada senza altro! Spero te ne diano cento di anni, l’ergastolo, il massimo della pena, che il prezzo da pagare sia la tua vita! Non mi importa! Niente!

Ma il peggiore di tutti, l’idiota della situazione, sono solo io, io! Lo zimbello della città, di un paese intero! Lo scemo del villaggio, ecco quello che sono! Colpevole senza colpa! Punito senza proprietà di pena! Libero senza più vita! Senza libertà più neppure di piantare un chiodo, appendere un quadretto, perdermi in un dipinto, essere lasciato in pace in casa mia! Vivo, con la paura di vivere! Sveglio, senza il coraggio di alzarmi! Perso, senza più strade per tornare! Distrutto, mi hanno distrutto!

Si stropicciò ancora agli occhi, poi premette alle tempie.

Ma non finisce così, si disse, vedranno chi sono! Se ne pentiranno amaramente! Tutti! Tutti!

.....continua


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