Festa della Repubblica: il referendum, le donne e la Costituzione

Articolo del 02/06/2026

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La Festa della Repubblica ricorda il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica e, nello stesso giorno, a eleggere l’Assemblea Costituente. Fu la prima consultazione politica nazionale a suffragio universale maschile e femminile e segnò l’avvio della nuova democrazia costituzionale.

Ogni anno, il 2 giugno, l’Italia celebra la Festa della Repubblica. La ricorrenza richiama uno dei passaggi decisivi della storia costituzionale italiana: il momento in cui, dopo la caduta del fascismo, la guerra, l’occupazione tedesca e la Liberazione, il popolo fu chiamato a decidere la forma istituzionale dello Stato.

Il voto del 2 giugno 1946 segnò il passaggio dalla monarchia alla repubblica e aprì la strada alla scrittura della Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Per questo la Festa della Repubblica è, insieme, una ricorrenza storica, civile e costituzionale: ricorda la nascita di un ordinamento fondato sulla sovranità popolare e non più sulla successione dinastica.

L’Italia dopo il fascismo e la guerra

Il referendum istituzionale si svolse in un Paese uscito da una profonda frattura politica e materiale. L’Italia veniva dal ventennio fascista, dalla seconda guerra mondiale, dall’armistizio dell’8 settembre 1943, dall’occupazione tedesca, dalla guerra civile e dalla lotta di Liberazione.

La monarchia sabauda era rimasta segnata dalla responsabilità storica di avere consentito l’ascesa e il consolidamento del fascismo. Nel maggio 1946 Vittorio Emanuele III abdicò in favore del figlio Umberto II, già luogotenente del Regno. La scelta, tuttavia, non bastò a chiudere la questione istituzionale, ormai centrale nella transizione democratica.

La decisione tra monarchia e repubblica fu quindi affidata direttamente agli elettori. La nuova forma dello Stato non sarebbe nata da una concessione dall’alto, ma da una consultazione popolare chiamata a definire la cornice istituzionale del futuro ordinamento.

La cornice normativa del voto

La transizione verso il 2 giugno fu regolata da alcuni atti normativi fondamentali. Il decreto legislativo luogotenenziale 2 febbraio 1945, n. 23, riconobbe il diritto di voto alle donne, aprendo la strada al suffragio universale. Il decreto legislativo luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74, riconobbe poi anche l’eleggibilità femminile.

Il passaggio decisivo fu il decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98, che disciplinò la consultazione sulla forma istituzionale dello Stato e l’elezione dell’Assemblea Costituente.

Il referendum del 2 giugno 1946 ebbe così una funzione sostanzialmente pre-costituente: prima ancora di scrivere la nuova Costituzione, gli elettori furono chiamati a scegliere la forma dello Stato entro cui la Costituzione sarebbe nata.

Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946

Il 2 giugno 1946 gli elettori ricevettero due schede. Con una dovevano scegliere tra repubblica e monarchia; con l’altra eleggevano i componenti dell’Assemblea Costituente.

La partecipazione fu molto alta. Gli aventi diritto al voto erano 28.005.449; i votanti furono 24.946.878, pari all’89,08%. I voti validi furono 23.437.143. La repubblica ottenne 12.718.641 voti, pari al 54,27%; la monarchia 10.718.502 voti, pari al 45,73%.

Il risultato mostrò un Paese diviso anche sul piano geografico. La scelta repubblicana prevalse soprattutto nel Centro-Nord, mentre la monarchia raccolse un consenso più forte nel Mezzogiorno. La Repubblica nacque dunque da una scelta democratica netta, ma maturata in un contesto ancora attraversato da tensioni politiche, sociali e territoriali.

Le contestazioni e la proclamazione della Repubblica

Dopo il voto non mancarono contestazioni e incertezze. La fase immediatamente successiva al referendum fu delicata, anche perché la monarchia contestò alcuni profili della proclamazione dei risultati.

Il 10 giugno 1946 la Corte di cassazione rese noti i risultati provvisori. Il 13 giugno Umberto II lasciò l’Italia. Nella stessa fase, il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi assunse provvisoriamente le funzioni di Capo dello Stato. Il 18 giugno 1946 la Corte di cassazione proclamò definitivamente i risultati, confermando la vittoria della Repubblica.

La nascita della Repubblica non fu quindi un atto istantaneo, ma una transizione istituzionale complessa, nella quale il risultato politico del voto dovette tradursi in una nuova legittimazione giuridica dello Stato.

Il voto delle donne e la nuova cittadinanza politica

Il 2 giugno 1946 fu una data fondamentale anche per la partecipazione politica femminile. Per la prima volta nella storia d’Italia, le donne votarono in una consultazione politica nazionale.

Prima del referendum, avevano già partecipato alle elezioni amministrative del 1946. Il 2 giugno, però, il loro voto entrò per la prima volta in una decisione nazionale sulla forma dello Stato e sulla composizione dell’Assemblea incaricata di scrivere la Costituzione.

Il dato non fu solo numerico, ma politico e simbolico. Le donne non furono semplicemente ammesse alle urne: divennero parte attiva della fondazione della nuova cittadinanza repubblicana.

Nell’Assemblea Costituente furono elette 21 donne, ricordate come le Madri Costituenti. Il loro contributo incise sui principi di uguaglianza, dignità, lavoro, famiglia, diritti sociali e partecipazione democratica.

La Repubblica nacque quindi anche come ampliamento concreto del corpo elettorale. Non si trattò soltanto di scegliere tra monarchia e repubblica, ma di ridefinire chi fosse parte della comunità politica chiamata a fondare il nuovo Stato.

L’Assemblea Costituente e la nascita della Costituzione

Il referendum non esaurì il processo costituente. Nello stesso giorno, gli italiani elessero l’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Costituzione.

L’Assemblea si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946. Il 28 giugno elesse Enrico De Nicola come Capo provvisorio dello Stato. I lavori portarono all’approvazione della Costituzione il 22 dicembre 1947 e alla sua entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

Il passaggio dal referendum alla Costituzione è essenziale per comprendere il significato della Festa della Repubblica. Il 2 giugno non rappresenta soltanto la scelta della forma repubblicana, ma l’avvio di un ordinamento fondato sulla sovranità popolare, sui diritti inviolabili, sull’uguaglianza, sul lavoro e sulla separazione dei poteri.

Le conseguenze istituzionali del voto

La vittoria della Repubblica determinò la fine della monarchia e l’avvio delle istituzioni repubblicane. L’Italia cessò di essere un regno e divenne una repubblica democratica.

La conseguenza non fu soltanto la sostituzione del re con un diverso Capo dello Stato. Cambiò la fonte della legittimazione istituzionale: nella monarchia il vertice dello Stato era legato al principio dinastico; nella Repubblica il potere pubblico trova fondamento nella Costituzione, nella sovranità popolare e negli organi rappresentativi.

Per questo la Festa della Repubblica ha un significato diverso da una semplice celebrazione istituzionale. Ricorda che la Repubblica nasce dal voto, dalla partecipazione e dalla responsabilità collettiva.

Il significato attuale della Festa della Repubblica

Nel messaggio inviato ai Prefetti per l’80° anniversario della Repubblica, il Presidente Sergio Mattarella ha richiamato il 2 giugno 1946 come il momento in cui il voto del popolo italiano segnò, dopo fascismo, guerra e Liberazione, una svolta nella storia del Paese, ponendo le basi di un nuovo patto civile fondato sulla Costituzione.

Il Capo dello Stato ha ricordato anche il ruolo delle donne, chiamate per la prima volta alle urne nelle elezioni amministrative del 1946 e poi nelle consultazioni del 2 giugno. In questa prospettiva, la Repubblica nasce da un esercizio corale di democrazia, nel quale il voto diventa strumento di ricostruzione politica e civile.

Le iniziative organizzate per l’80° anniversario hanno confermato questa dimensione pubblica della ricorrenza: la deposizione della corona d’alloro al Milite Ignoto, la Rivista militare ai Fori imperiali, l’evento “I volti della Repubblica” in Piazza del Quirinale e l’apertura di Palazzo Chigi ai cittadini hanno collegato memoria storica, simboli repubblicani e partecipazione civile.

Perché il 2 giugno resta una data centrale

La Festa della Repubblica conserva valore perché richiama l’origine democratica delle istituzioni italiane. Il 2 giugno 1946 il popolo non fu chiamato soltanto a scegliere tra due forme di Stato, ma a inaugurare una nuova stagione politica fondata sulla partecipazione e sulla costruzione di una Costituzione democratica.

La ricorrenza ricorda anche che la democrazia non è un dato acquisito una volta per tutte. Come evidenziato dal Presidente Mattarella, i valori costituzionali vivono nell’azione di chi si pone al servizio della collettività, nella legalità, nella coesione sociale, nell’ascolto e nella fiducia tra istituzioni e cittadini.

Per questo il 2 giugno non è solo memoria del passato. È il richiamo periodico al fondamento della Repubblica: la sovranità popolare esercitata attraverso il voto, l’uguaglianza dei cittadini, il ruolo della Costituzione e la responsabilità comune nella vita democratica del Paese.

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