
Solo coloro
che sono abbastanza folli
da pensare di poter
cambiare il mondo,
lo cambiano davvero.
La frase, spesso attribuita a Mahatma Gandhi, è in realtà tratta dalla celebre campagna Think Different di Apple del 1997.
E Gandhi, significativamente, era proprio uno dei “folli” raffigurati in quella campagna.
E soprattutto uno di quelli capaci di reggere sulle proprie spalle il giudizio del resto del mondo che li ritiene folli.
Andare oltre, immaginare nuovi e inesplorati paradigmi, è la via da percorrere ancora oggi se vogliamo riportare la pace fra gli uomini.
Il cammino verso il cambiamento è fatto di incertezze. Chi mette in discussione ciò che appare acquisito deve fare i conti con la critica, l'incomprensione e, spesso, con la solitudine.
Ma c'è un particolare che, per noi giuristi, rende la figura di Gandhi ancora più interessante.
Gandhi era un avvocato.
Abilitato alla professione nel 1891, esercitò per circa vent'anni, soprattutto in Sudafrica, prima di dedicarsi completamente all'attività politica e alla lotta nonviolenta.
E proprio dall'esperienza forense maturò una convinzione destinata ad accompagnarlo: la vera funzione dell'avvocato è quella di riunire le parti divise.
Non soltanto vincere una controversia, dunque. Ma, quando possibile, ricomporre il conflitto.
Forse anche questa è una forma di quella “follia” capace di cambiare il mondo.
Perché cambiare significa anzitutto riuscire a immaginare una realtà diversa da quella che tutti considerano inevitabile.
Documenti correlati:
I diritti parlano – La lezione di Stefano Rodotà
Qual è il rapporto fra legge e libertà? – Risponde John Locke
Che cosa sono i diritti? – Il ricordo di Norberto Bobbio