
Il CSM aggiorna le raccomandazioni sull’intelligenza artificiale nella giustizia: Microsoft 365 Copilot potrà essere utilizzato, in via sperimentale, anche per analizzare e organizzare gli atti processuali. Ma valutazione delle prove, interpretazione della legge e redazione dei provvedimenti restano riservate al magistrato.
Il Consiglio superiore della magistratura amplia il perimetro di utilizzo dell’intelligenza artificiale negli uffici giudiziari.
Con la delibera del 22 luglio 2026, il CSM ha aggiornato le raccomandazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’amministrazione della giustizia adottate l’8 ottobre 2025, alla luce della sperimentazione di Microsoft 365 Copilot, avviata negli uffici giudiziari dal 1° gennaio 2026, e delle garanzie tecniche successivamente acquisite dal Ministero della Giustizia.
La principale novità riguarda gli atti giudiziari.
Copilot potrà essere utilizzato, in via sperimentale, anche nella fase di analisi e ricostruzione del fascicolo, purché il suo impiego non incida sulle valutazioni giuridiche, interpretative o decisionali riservate al magistrato.
Il CSM conferma gli utilizzi già ammessi nel 2025, come ricerche dottrinali, sintesi di provvedimenti ostensibili, produzione di tabelle e grafici, traduzioni assistite, revisione linguistica e supporto all’organizzazione degli uffici.
A questi si aggiungono alcune attività direttamente collegate agli atti processuali. Copilot potrà essere utilizzato per:
classificare e categorizzare gli atti in base alla loro tipologia e funzione;
analizzare in modo strutturato le posizioni processuali delle parti;
predisporre sintesi documentali;
confrontare le difese per agevolare l’individuazione del thema decidendum e del thema probandum;
assistere nella compilazione di atti standardizzati e moduli, come i mandati di arresto europeo.
Si tratta di attività preparatorie e ricostruttive. Proprio l’individuazione delle questioni controverse e dei fatti da provare rappresenta, tuttavia, un passaggio particolarmente delicato: l’analisi automatizzata non deve trasformarsi in una selezione o valutazione sostanziale delle questioni da decidere.
Il controllo del magistrato deve quindi restare effettivo in ogni fase.
L’apertura del CSM si fonda sulle garanzie tecniche fornite dal Ministero della Giustizia.
Nel dominio giustizia, i dati e le interazioni con Microsoft 365 Copilot sono conservati in data center situati in Italia; il tenant ministeriale è logicamente separato dagli altri ambienti Microsoft 365 e prompt, output e dati giudiziari non vengono utilizzati per addestrare i modelli.
Il Ministero può inoltre classificare i documenti sensibili e limitarne o impedirne l’elaborazione.
L’utilizzo sugli atti è però subordinato al rispetto cumulativo di precise condizioni: Copilot deve essere utilizzato esclusivamente attraverso il tenant istituzionale del Ministero della Giustizia; ogni output deve essere verificato e validato dal magistrato; nei flussi strutturati devono essere previsti checkpoint di supervisione umana obbligatori e bloccanti; i prompt devono, ove possibile, essere strutturati e vincolati ai documenti del fascicolo.
È inoltre richiesta un’adeguata formazione del magistrato sulle caratteristiche dello strumento, sui suoi limiti e sulle tecniche di verifica degli output.
Resta vietato l’utilizzo di versioni consumer di Copilot o di altri sistemi generativi non autorizzati dal Ministero.
Rispetto alle raccomandazioni del 2025, cambia anche il regime relativo ai dati contenuti negli atti.
L’immissione in Copilot di documenti giudiziari contenenti dati personali è ora consentita all’interno del tenant istituzionale, proprio in considerazione delle garanzie acquisite sulla residenza e segregazione dei dati e sul loro mancato utilizzo per l’addestramento.
L’anonimizzazione preventiva resta raccomandata come buona pratica, soprattutto quando l’identità dei soggetti non sia necessaria per l’attività richiesta al sistema, ma non costituisce più un divieto generalizzato di trattare gli atti non anonimizzati.
Il principio fondamentale non cambia: la funzione giurisdizionale non può essere delegata all’intelligenza artificiale.
Restano quindi escluse la valutazione autonoma delle prove, l’interpretazione e l’applicazione della legge, la formazione del convincimento del giudice, la formulazione del dispositivo e la redazione dei provvedimenti giurisdizionali.
L’algoritmo può organizzare, sintetizzare e confrontare le informazioni contenute nel fascicolo. Non può stabilire come debba essere decisa la controversia.
Il CSM sottolinea anche i limiti dello strumento.
Microsoft 365 Copilot è un sistema di IA per finalità generali (GPAI), non progettato specificamente per la funzione giudiziaria.
Le sperimentazioni hanno evidenziato problemi di ancoraggio degli output ai documenti, possibili allucinazioni, collegamenti ipertestuali inesistenti e la tendenza a formulare risposte apparentemente complete anche quando le informazioni disponibili sono insufficienti.
In un caso richiamato dalla delibera, durante la catalogazione di beni immobili Copilot ha persino inserito il riferimento a un Comune inesistente, nonostante fosse stato istruito a utilizzare esclusivamente i documenti forniti.
La supervisione umana non può quindi ridursi a un controllo formale: ogni risultato deve essere verificato autonomamente dal magistrato.
Per il CSM, Copilot rappresenta uno strumento utile per la sperimentazione, ma non la soluzione strutturale per la giustizia digitale.
L’obiettivo resta una suite di intelligenza artificiale dedicata alla funzione giudiziaria, progettata per operare all’interno di workflow giuridici, con fonti tracciabili, output verificabili, protezione dei dati e possibilità di controllo ex post.
Il Consiglio sollecita inoltre una sandbox regolatoria congiunta con il Ministero della Giustizia e la valorizzazione delle sperimentazioni già avviate presso alcuni uffici giudiziari.
Nel frattempo è cambiato anche il quadro europeo.
Il Regolamento (UE) 2026/1744 – Digital Omnibus on AI ha rinviato al 2 dicembre 2027 l’applicazione delle disposizioni dell’AI Act relative ai sistemi ad alto rischio classificati ai sensi dell’art. 6, par. 2, e dell’Allegato III, tra i quali rientrano quelli destinati all’amministrazione della giustizia.
Il rinvio non attenua però le cautele indicate dal CSM. Il tempo aggiuntivo dovrà servire a costruire strumenti, competenze e infrastrutture adeguate.
La direzione è ormai definita: l’IA può entrare nel fascicolo e assistere il magistrato nell’analisi degli atti, ma la decisione resta umana.
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