Le leggi come ragnatele

Articolo di Riccardo Bianchini del 18/11/2023

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"Le leggi non differiscono

affatto dalle ragnatele,

ma come queste trattengono

le prede deboli e piccole,

mentre saranno spezzate dai potenti e ricchi"

Anacarsi, usando questa similitudine, già nel VI secolo avanti Cristo, manifestava le proprie perplessità sulla forza e sull'efficacia delle leggi.

E i dubbi del filosofo sono quantomai attuali.

Davvero il diritto può ostacolare il vizio?

Davvero può impedire l'ingiustizia o quantomeno porvi rimedio?

Anacarsi è certo del contrario. O meglio, è certo che il diritto, la norma umana – soprattutto se scritta (e dunque irrigidita in una forma che tende a conferirle certezza e stabilità nel tempo) possa contrastare le ingiustizie perpetrate dai piccoli. Ma quando a violare le norme giuridiche è un soggetto che, in punto di fatto, è più forte del potere che pone le regole giuridiche, esse valgono a poco.

Più che mai in una economia ed una politica globalizzata, in cui le sorti di intere generazioni dipendono da uno scarto di pochi decimi di un indice monetario o di un tasso di interesse, si può seriamente dubitare di questa affermazione?

E d'altronde in molti sottoscriverebbero la tesi secondo cui solo i criminali da poco violano le leggi scritte, i grandi malfattori sono invece capaci di influire su ciò che la legge scritta deve contenere o meno.

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