
Nel 1781 l’equipaggio della nave Zong getta in mare 142 schiavi africani. Il caso della Zong finisce davanti ai giudici inglesi, ma il processo non riguarda l’omicidio: riguarda il rimborso assicurativo della “merce”.
La nave Zong era una nave negriera britannica coinvolta in uno degli episodi più inquietanti della storia del diritto.
Alla fine del 1781, durante una traversata dell’Atlantico, l’equipaggio della nave decide di gettare in mare 142 schiavi africani.
La vicenda arriva davanti ai giudici inglesi.
Ma in tribunale non si discute dell’uccisione di 142 persone.
Si discute del rimborso assicurativo della merce perduta.
È questa la vicenda che ha ispirato il celebre dipinto di William Turner The Slave Ship (1840).
Alla fine del 1781 la nave negriera Zong sta attraversando l’Atlantico con centinaia di africani ridotti in schiavitù.
Durante il viaggio, l’equipaggio decide di gettare in mare 142 schiavi.
La ragione non è un atto improvviso di violenza, ma una decisione economica.
Gli schiavi sono assicurati come carico.
Se muoiono per malattia o per le condizioni del viaggio, la perdita resta a carico degli armatori.
Se invece vengono gettati in mare per salvare la nave, la perdita può essere coperta dall’assicurazione secondo le regole dell’avaria comune.
Per questo motivo l’equipaggio decide di liberarsi di parte del "carico" umano.
La vicenda della Zong sfocia in una causa davanti ai tribunali inglesi.
Il processo non è penale.
Non si tratta di stabilire la responsabilità per la morte degli schiavi.
Si tratta invece di una controversia civile tra gli armatori della nave e la compagnia assicuratrice.
La causa, nota come Gregson v. Gilbert (1783), riguarda una sola questione:
se la perdita degli schiavi debba essere rimborsata dall’assicurazione.
Gli armatori sostengono che gli schiavi della Zong siano stati gettati in mare per salvare la nave, come si farebbe con qualsiasi altra merce durante una situazione di emergenza.
In primo grado la richiesta degli armatori viene accolta.
Il caso della Zong arriva poi davanti alla Court of King’s Bench.
Lord Mansfield, uno dei più importanti giudici inglesi dell’epoca, ordina un nuovo processo per chiarire le circostanze del fatto.
La vicenda però non porta a una condanna penale per l’uccisione degli schiavi.
Nel processo le persone gettate in mare restano, dal punto di vista giuridico, parte del carico della nave.

Quasi sessant’anni dopo, nel 1840, William Turner espone il dipinto The Slave Ship.
Il quadro raffigura una nave negriera travolta da un mare in tempesta.
Turner si ispira proprio al caso della nave Zong, ormai diventato uno degli episodi più noti della storia della tratta atlantica.
Tra le onde si intravedono catene e corpi trascinati dall’acqua.
Il dipinto non è solo una scena marina.
È una denuncia visiva dell’orrore della tratta degli schiavi.
La tratta degli schiavi verrà abolita nel Regno Unito solo molti anni dopo.
Il Parlamento britannico approva lo Slave Trade Act il 23 febbraio 1807.
Il caso della Zong resta uno degli episodi più inquietanti della storia del diritto.
Un processo in cui la morte di 142 esseri umani fu trattata come una controversia assicurativa sulla perdita di un carico.
E forse proprio qui si misura la distanza tra diritto e giustizia: nel momento in cui una vita umana viene ridotta a una voce di bilancio.