Energia nucleare sostenibile: cosa prevede il Ddl delega approvato dalla Camera

Articolo del 05/06/2026

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La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sull’energia nucleare sostenibile. Il testo passa ora al Senato e punta a costruire il quadro normativo per tecnologie nucleari di nuova generazione, fusione, sicurezza, rifiuti radioattivi e informazione dei cittadini.

La Camera dei deputati ha approvato, nella seduta del 4 giugno 2026, il disegno di legge delega in materia di energia nucleare sostenibile, con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti.

Il provvedimento non autorizza immediatamente la realizzazione di nuovi impianti, ma conferisce al Governo il compito di definire, attraverso successivi decreti legislativi, il quadro normativo per l’impiego delle tecnologie nucleari di nuova generazione e dell’energia da fusione.

Il testo passa ora al Senato. Solo dopo l’approvazione definitiva della legge delega il Governo potrà adottare le norme attuative su ricerca, sperimentazione, localizzazione, autorizzazioni, sicurezza, gestione dei rifiuti radioattivi e rapporti con i territori interessati.

Perché si parla di nucleare “sostenibile”

Il Ddl colloca il nucleare nel quadro delle politiche europee di decarbonizzazione e degli obiettivi di neutralità climatica al 2050. La finalità dichiarata è valutare il contributo delle nuove tecnologie alla sicurezza energetica nazionale, alla riduzione delle emissioni, al contenimento dei costi dell’energia e alla competitività del sistema produttivo.

Il riferimento alla sostenibilità serve a distinguere il percorso delineato dal provvedimento da un semplice ritorno al nucleare tradizionale. La delega guarda infatti alle tecnologie avanzate, alla produzione da fonte nucleare sostenibile e alla fusione, con una disciplina destinata a coprire l’intero ciclo di vita degli impianti: ricerca, sperimentazione, costruzione, esercizio, smantellamento e gestione dei materiali radioattivi.

Il programma nazionale per il nucleare

Uno dei punti centrali della delega è la predisposizione di un programma nazionale per lo sviluppo della produzione di energia nucleare sostenibile e da fusione.

Il programma dovrà indicare gli obiettivi di inserimento del nucleare nel mix energetico italiano, in coerenza con la strategia di decarbonizzazione, la sicurezza degli approvvigionamenti e l’indipendenza energetica. La sua funzione sarà anche quella di orientare le iniziative dei soggetti interessati a ottenere i titoli necessari per operare nel settore.

La delega richiede inoltre strumenti informativi e formativi sul ruolo delle tecnologie nucleari, misure per la ricerca e l’innovazione, percorsi di formazione per tecnici, ricercatori, ingegneri e altre figure professionali.

Autorizzazioni, sicurezza e controlli

Il Governo dovrà disciplinare i procedimenti per la sperimentazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti. L’obiettivo è garantire procedure più certe e coordinate, ma senza ridurre i livelli di sicurezza nucleare.

Il provvedimento richiama la necessità di standard elevati, controlli efficaci, salvaguardie nucleari e misure di non proliferazione. È prevista anche la possibilità di riorganizzare il sistema di vigilanza e controllo, valutando l’istituzione di un’autorità amministrativa indipendente.

Il punto è delicato: in un settore ad alto impatto tecnico e ambientale, la semplificazione amministrativa non può tradursi in un arretramento delle garanzie. La futura disciplina dovrà quindi trovare un equilibrio tra certezza dei tempi, sicurezza degli impianti e tutela dell’ambiente.

Rifiuti radioattivi e localizzazione degli impianti

Uno dei nodi più sensibili riguarda la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. La delega prevede una disciplina per lo stoccaggio temporaneo, lo smaltimento definitivo e la localizzazione degli impianti necessari.

La futura normativa dovrà considerare anche strumenti di pianificazione, nuove valutazioni ambientali e possibili forme di autocandidatura dei territori. È questo, probabilmente, uno dei passaggi più complessi dell’intero percorso.

Parlare di nucleare significa infatti decidere non solo se e come produrre energia, ma anche dove collocare impianti, depositi e infrastrutture collegate. Da qui la necessità di procedure trasparenti, informazione preventiva e adeguato coinvolgimento delle comunità interessate.

Il ruolo di Regioni, enti locali e cittadini

La materia energetica incrocia competenze statali e regionali. Per questo l’attuazione della delega dovrà rispettare il principio di leale collaborazione e confrontarsi con il ruolo delle Regioni, degli enti locali e delle autonomie speciali.

Il coinvolgimento dei territori non è un profilo secondario. Il Ddl prevede campagne informative, strumenti di formazione e misure di promozione e valorizzazione per le aree interessate dalla localizzazione degli impianti.

Nel settore nucleare l’informazione dei cittadini non è un semplice adempimento comunicativo. È una condizione essenziale per la legittimazione delle scelte pubbliche e per la prevenzione di conflitti istituzionali, sociali e giudiziari.

Ricerca, filiera e applicazioni industriali

La delega non si limita alla produzione elettrica. Il futuro quadro normativo dovrà riguardare anche la ricerca sull’energia da fusione, lo sviluppo della fissione nucleare avanzata, la formazione delle competenze tecniche e il possibile utilizzo dell’energia nucleare in ambiti specifici, compreso il settore navale e marittimo.

Il provvedimento guarda inoltre alla costruzione di una filiera nazionale ed europea. Il tema non è soltanto energetico, ma anche industriale: tecnologie, competenze, investimenti, sicurezza degli approvvigionamenti e capacità produttiva diventano parti dello stesso disegno regolatorio.

Il nodo costituzionale e i precedenti referendum

Il ritorno del nucleare nel dibattito legislativo riapre anche il tema dei precedenti referendum e del rapporto tra decisione politica, volontà popolare e mutamento tecnologico.

Il Ddl si muove in una prospettiva diversa rispetto al passato, perché non propone un ritorno immediato al nucleare tradizionale, ma una delega per costruire il quadro giuridico delle nuove tecnologie. Tuttavia, la questione resta sensibile.

Da un lato, il Parlamento conserva il potere di definire nuovi indirizzi legislativi. Dall’altro, l’ampiezza della delega rende decisivi i decreti attuativi, nei quali saranno operate molte scelte concrete: quali tecnologie ammettere, quali impianti prevedere, quali autorizzazioni richiedere, quali garanzie assicurare e quale ruolo riconoscere ai territori.

La tenuta costituzionale del nuovo percorso dipenderà quindi anche dalla qualità dell’attuazione: rispetto delle competenze, leale collaborazione, trasparenza, sicurezza e proporzionalità delle scelte.

Le risorse previste

Il provvedimento prevede risorse dedicate agli investimenti collegati alla delega e fondi specifici per le campagne informative rivolte ai cittadini e alle popolazioni interessate dalla possibile localizzazione degli impianti.

I decreti legislativi dovranno essere accompagnati da relazione tecnica. Se le norme attuative comporteranno nuovi o maggiori oneri non coperti, sarà necessario individuare prima le relative risorse finanziarie.

Questo profilo conferma che la legge delega apre il percorso, ma non esaurisce la questione. La concreta attuazione dipenderà anche dalla sostenibilità economica delle misure e dalla capacità di finanziare gli interventi necessari.

Cosa succede adesso

Il primo sì della Camera non chiude l’iter. Il disegno di legge deve essere esaminato dal Senato e solo l’approvazione definitiva consentirà al Governo di esercitare la delega.

Il vero banco di prova arriverà con i decreti legislativi. Saranno quelli a stabilire, in concreto, come l’Italia intenderà regolare il nucleare sostenibile: tecnologie ammesse, procedimenti autorizzatori, controlli, gestione dei rifiuti radioattivi, localizzazione degli impianti, ruolo delle Regioni e garanzie per i cittadini.

Per ora il dato politico è chiaro: il nucleare rientra formalmente nell’agenda legislativa nazionale. Ma il passaggio dalla delega alla disciplina concreta sarà il terreno su cui si misureranno davvero sicurezza, sostenibilità, consenso territoriale e tenuta costituzionale della nuova strategia energetica.

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