LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE L
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. CURZIO Pietro – Presidente –
Dott. LEONE Maria Margherita – Consigliere –
Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –
Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –
Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:
ORDINANZA
sul ricorso 5447-2019 proposto da:
V.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PANAMA 74, presso lo studio dell’avvocato IACOBELLI GIANNI EMILIO, che la rappresenta e difende;
– ricorrente –
contro
POSTE ITALIANE SPA *****, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUIGI GIUSEPPE FARAVELLI 22, presso lo studio dell’avvocato MARESCA ARTURO, che la rappresenta e difende;
– controricorrente –
contro
KELLY SERVICES SPA;
– intimata –
avverso la sentenza n. 20390/2018 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di ROMA, depositata il 01/08/2018;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 12/02/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MARCHESE GABRIELLA.
RILEVATO
Che:
Giuseppina Varchetta ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 391-bis c.p.c. avverso la sentenza n. 20390 del 2018, con la quale la Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso ordinario per cassazione proposto dalla medesima Varchetta nei confronti di Poste Italiane S.p.A. e di Kelly Service S.p.A, per essere stato (il ricorso) notificato ben oltre il termine di giorni 60 dalla notificazione della sentenza impugnata;
dinanzi alla Corte di legittimità era stata impugnata la decisione della Corte di appello di Napoli n. 6844 del 2014 di rigetto dell’appello avverso la decisione di primo grado che, a sua volta, aveva respinto la domanda di V.G. di accertamento dell’illegittimità di un contratto di somministrazione di lavoro a termine e di costituzione di un rapporto a tempo indeterminato con l’utilizzatore (id est: Poste Italiane S.p.A.) ovvero (“in diversa ipotesi”) di accertamento della nullità dei termini apposti ai contratti stipulati con l’agenzia di somministrazione (id est: Kelly Services S.p.A.) e di costituzione di un rapporto a tempo indeterminato con quest’ultima, con ogni conseguenza di legge;
la Corte di cassazione, a fondamento del decisum, ha osservato come il ricorso fosse stato notificato a Poste Italiane S.p.a. il 7.4.2015, ben oltre il termine di cui all’art. 325 c.p.c., per essere stata la sentenza di appello notificata il 22.1.2015;
al giudizio di revocazione, articolato in un unico motivo, resiste Poste Italiane S.p.A.;
è rimasta intimata Kelly Services s.p.A.;
è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio;
parte ricorrente e Poste Italiane spa hanno depositato memoria.
CONSIDERATO
Che:
con l’unico motivo di ricorso è dedotto errore di fatto ai sensi degli artt. 391 bis e 395 n. 4 c.p.c., per aver la Corte supposto l’inesistenza di un fatto (id est: litisconsorzio necessario processuale tra Poste Italiane S.p.A. e Kelly Services S.p.A.) la cui esistenza, viceversa, emergeva incontrovertibilmente dagli atti di causa;
la censura si colloca del tutto al di fuori della logica del rimedio revocatorio che implica, ai fini della sua ammissibilità “un errore di fatto riconducibile all’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4 e che consiste in un errore di percezione, o in una mera svista materiale, che abbia indotto il giudice a supporre l’esistenza (o l’inesistenza) di un fatto decisivo, che risulti, invece, in modo incontestabile escluso (o accertato) in base agli atti e ai documenti di causa, sempre che tale fatto non abbia costituito oggetto di un punto controverso su cui il giudice si sia pronunciato. L’errore in questione presuppone, quindi, il contrasto fra due diverse rappresentazioni dello stesso fatto, delle quali una emerge dalla sentenza, l’altra dagli atti e documenti processuali, semprechè la realtà desumibile dalla sentenza sia frutto di supposizione e non di giudizio” (ex multis, Cass. n. 442 del 2018; Cass. n. 22171 del 2010);
l’errore indicato, in modo evidente, non riguarda la percezione di un “fatto” ma investe la stessa attività processuale del giudice di legittimità, al quale si imputa l’omessa valutazione di una situazione di litisconsorzio necessario processuale; il vizio denunciato esula, dunque, dal paradigma normativo dell’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4, per prospettare una questione che è di mero diritto e che riguarda la ritualità (o meno) di una pronuncia di inammissibilità dell’impugnazione, in presenza di una pluralità di parti, per la tardiva notificazione del ricorso ad una di esse;
in base alle svolte argomentazioni, il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile;
le spese seguono la soccombenza e sono liquidate, in favore della parte controricorrente, come in dispositivo; in difetto di attività difensiva, nulla deve, invece, provvedersi nei confronti della società Kelly Services s.p.A.;
sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.
PQM
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.500,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi oltre alle spese forfettarie nella misura del 15% ed agli accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.
Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 12 febbraio 2020.
Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2020