Corte di Cassazione, sez. VI Civile, Ordinanza n.33030 del 10/11/2021

Pubblicato il

Condividi su FacebookCondividi su LinkedinCondividi su Twitter

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 26954 del ruolo generale dell’anno 2019, proposto da:

M.M. (C.F.: *****);

P.P. (C.F.: *****);

M.A. (C.F.: *****);

rappresentati e difesi dall’avvocato Angelo Scala (C.F.: SCL NGL 68R14 F839Q);

– ricorrenti –

nei confronti di:

BANCA DI CREDITO POPOLARE S.C.p.A. (C.F.: *****), in persona del Presidente, legale rappresentante pro tempore, A.M., rappresentato e difeso dall’avvocato Faustino Manfredonia (C.F.: MNF FTN 52D24 L259V);

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Corte di appello di Napoli n. 3091/2019, pubblicata in data 6 giugno 2019 (e notificata in pari data);

udita la relazione svolta nella Camera di consiglio in data 17 giugno 2021 dal consigliere Augusto Tatangelo.

FATTI DI CAUSA

M.M. e P.P., nonché M.A. (con successivo atto di intervento) hanno proposto opposizione avverso l’atto di precetto di pagamento (per un importo pari ad Euro 234.714,27) loro intimato dalla Banca di Credito Popolare S.C.p.A. sulla base di titolo esecutivo costituito da atto pubblico di mutuo fondiario.

L’opposizione è stata accolta dal Tribunale di Torre Annunziata.

La Corte di Appello di Napoli, in riforma della decisione di primo grado, l’ha invece rigettata (condannando M.M. a restituire l’importo delle spese legali del giudizio di primo grado frattanto allo stesso corrisposte dalla banca).

Ricorrono la P. e i M., sulla base di due motivi.

Resiste con controricorso la Banca di Credito Popolare S.C.p.A..

E’ stata disposta la trattazione in Camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375,376 e 380 bis c.p.c., in quanto il relatore ha ritenuto che il ricorso fosse destinato ad essere dichiarato inammissibile.

E’ stata quindi fissata con decreto l’adunanza della Corte, e il decreto è stato notificato alle parti con l’indicazione della proposta.

La banca controricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 2.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Risulta pregiudiziale ed assorbente la verifica dell’ammissibilità del ricorso.

La sentenza impugnata è stata pubblicata in data 6 giugno 2019 e, secondo quanto affermano gli stessi ricorrenti (ed è comunque attestato dalla relazione di notificazione della sentenza stessa da essi prodotta), è stata loro notificata dalla banca, a mezzo P.E.C., in pari data.

Il termine cd. breve per proporre il ricorso per cassazione è di sessanta giorni dalla notificazione della sentenza, ai sensi dell’art. 325 c.p.c., comma 2, e dell’art. 326 c.p.c..

Non è applicabile nella specie la sospensione feriale dei termini, trattandosi di giudizio in materia di esecuzione forzata, e precisamente di opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., comma 1 (l’esclusione vale per tutti i giudizi oppositivi in materia esecutiva, oltre che per quelli di accertamento dell’obbligo del terzo; ex plurimis: Cass., Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 5475 del 28/02/2020, Rv. 657297 – 01; Sez. 6 3, Ordinanza n. 3542 del 13/02/2020, Rv. 657017 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 33728 del 18/12/2019, Rv. 656351 – 01; Sez. 1, Ordinanza n. 10212 del 11/04/2019, Rv. 653634 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 17328 del 03/07/2018, Rv. 649841 01; Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 21568 del 18/09/2017, Rv. 645765 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 5038 del 28/02/2017, Rv. 643177 – 01; Sez. L, Sentenza n. 16989 del 19/08/2015, Rv. 636934 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 22484 del 22/10/2014, Rv. 633022 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 8137 del 08/04/2014, Rv. 630934 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 171 del 11/01/2012, Rv. 620864 – 01; Sez. 3, Ordinanza n. 9998 del 27/04/2010, Rv. 612770 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 4942 del 02/03/2010, Rv. 611652 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 14591 del 22/06/2007, Rv. 598123 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 12250 del 25/05/2007, Rv. 597640 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 2708 del 10/02/2005, Rv. 579852 – 01).

Detto termine scadeva dunque in data 5 agosto 2019.

La notifica del ricorso (datato *****) risulta effettuata a mezzo P.E.C. solo in data *****.

Il ricorso stesso è dunque tardivo e, come tale, inammissibile. 2. Il ricorso è dichiarato inammissibile.

Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo.

Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012 n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– condanna i ricorrenti a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore della società controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 7.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese generali ed accessori di legge.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso (se dovuto e nei limiti in cui lo stesso sia dovuto), a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2021

©2024 misterlex.it - [email protected] - Privacy - P.I. 02029690472