Corte di Cassazione, sez. VI Civile, Ordinanza n.35561 del 19/11/2021

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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31885-2019 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati D’ALOISIO CARLA, SGROI ANTONINO, DE ROSE EMANUELE, MARITATO LELIO;

– ricorrente –

contro

P.D.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 264/2019 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA, depositata il 18/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 02/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARCHESE GABRIELLA.

RILEVATO

Che:

la Corte d’appello di L’Aquila ha confermato, sia pure con diversa motivazione, la decisione di primo grado che aveva dichiarato P.D. non tenuta al versamento dei contributi in favore della Gestione Separata dell’Inps, in relazione all’attività libero professionale svolta nell’anno 2009;

la Corte territoriale, richiamati i precedenti della Suprema Corte, pur ritenendo sussistente l’obbligo di versamento alla Gestione separata dei contributi da parte della professionista che, pur iscritta all’albo degli avvocati, non aveva versato il contributo soggettivo alla Cassa, in ragione della misura di reddito prodotto, ha, nel concreto, escluso la sussistenza dell’obbligo contributivo, per essere prescritta la pretesa creditoria dell’Istituto;

i giudici hanno individuato come dies a quo del decorso della prescrizione quinquennale la scadenza del termine per il pagamento dei contributi, nel caso di specie il 16.6.2010 (per i redditi del 2009), ritenendo tardiva, e quindi inidonea ai fini interruttivi, la nota dell’Inps con richiesta di pagamento, giunta a destinazione il 10.7.2015;

avverso tale sentenza l’INPS ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo;

e’ rimasta intimata la professionista;

la proposta del relatore è stata ritualmente comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.;

l’INPS ha depositato memoria.

CONSIDERATO

Che:

con l’unico motivo di ricorso l’INPS ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione dell’art. 2935 e art. 2941 c.c., della L. n. 335 del 1995, art. 2, commi 26-31, del D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 18, del D.P.R. n. 435 del 2001, art. 17 e del D.P.C.M. 10 giugno 2010, per avere la Corte di merito dichiarato l’intervenuta prescrizione senza considerare lo slittamento al 6.7.2010 del termine per il versamento dei contributi, disposto dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010;

a tale riguardo l’Istituto ha, altresì, dedotto che la raccomandata con la quale era stato richiesto il pagamento dei contributi e delle sanzioni era stata ricevuta dall’avvocato il 1.7.2010 (come dimostrato dall’avviso di ricevimento, ritualmente prodotto nel giudizio di primo grado) e non il 10.7.2015, come erroneamente indicato nella sentenza impugnata;

il motivo è fondato e deve trovare accoglimento;

in ordine al dies a quo del termine di prescrizione, va anzitutto ribadito, in base all’orientamento consolidato di questa Corte, che la prescrizione dei contributi dovuti alla Gestione separata decorre dal momento in cui scadono i termini per il relativo pagamento e non già dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi ad opera del titolare della posizione assicurativa (così, tra le tante, Cass. nn. 27950 del 2018, 19403 del 2019, 1557 del 2020); l’obbligazione contributiva nasce infatti in relazione ad un preciso fatto costitutivo, che è la produzione di un certo reddito da parte del soggetto obbligato, mentre la dichiarazione che costui è tenuto a presentare ai fini fiscali, che è mera dichiarazione di scienza, non è presupposto del credito contributivo, così come non lo è rispetto all’obbligazione tributaria. Del pari va ribadito che, pur sorgendo il debito contributivo sulla base della produzione di un certo reddito, la decorrenza del termine di prescrizione dell’obbligazione dipende dall’ulteriore momento in cui scadono i termini previsti per il suo pagamento: lo si desume dal R.D.L. n. 1827 del 1935, art. 55, secondo il quale i contributi obbligatori si prescrivono “dal giorno in cui i singoli contributi dovevano essere versati”. Viene quindi in rilievo il D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 18, comma 4, che ha previsto che “i versamenti a saldo e in acconto dei contributi dovuti agli enti previdenziali da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali sono effettuati entro gli stessi termini previsti per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi”;

di recente, questa Corte, nel confermare il principio appena esposto, e dunque che la prescrizione dei contributi dovuti alla gestione separata decorre dal momento in cui scadono i termini per il pagamento dei contributi, ha ulteriormente precisato che assume rilievo, ai fini della decorrenza della prescrizione in questione, “anche il differimento dei termini stessi, quale quello previsto dalla disposizione di cui al D.P.C.M. 10 giugno 2010, art. 1, comma 1, in relazione ai contributi dovuti per l’anno 2009 dai titolari di posizione assicurativa che si trovino nelle condizioni da detta disposizione stabilite” (v. Cass. n. 10273 del 2021);

il citato D.P.C.M. 10 giugno 2010, art. 1, comma 1, emanato giusta la previsione generale del D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 18, ha previsto, per quanto qui rileva, che “i contribuenti tenuti ai versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi (…) entro il 16 giugno 2010, che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore di cui al D.L. 30 agosto 1993, n. 331, art. 62- bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 29 ottobre 1993, n. 427, e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell’economia e delle finanze”, debbano effettuare i versamenti “entro il 6 luglio 2010, senza alcuna maggiorazione” (lett. a) e “dal 7 luglio 2010 al 5 agosto 2010, maggiorando le somme da versare dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo” (lett. b);

e’ anche il caso di precisare che, secondo l’orientamento consolidato, deve riconoscersi natura regolamentare e quindi di fonte normativa ai D.P.C.M. se hanno funzione attuativa o integrativa della legge (v. Cass. n. 73 del 2014; n. 16586 del 2010; n. 20898 del 2007; n. 5360 del 2004; n. 23674 del 2004; n. 11949 del 2004; n. 14210 del 2002; n. 1972 del 2000), come nel caso di specie (il D.P.C.M. 6 luglio 2010 è stato emanato in attuazione della delega di cui al D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 12, comma 5);

tornando al caso in esame, è decisivo osservare che, come dedotto e dimostrato dall’INPS, nel rispetto degli oneri di specificazione imposti dall’art. 366 c.p.c., nn. 4 e 6 (in argomento, v. Cass. n. 1150 del 2019) la richiesta di pagamento è stata ricevuta dall’avv.to P. il 1.7.2010 e non il 10.7.2015, come risulta dalla sentenza impugnata;

da tali premesse, discende l’errore in cui è incorsa la Corte di appello, sia in punto di individuazione del termine di prescrizione, poiché lo stesso risultava differito al 6 luglio successivo in virtù della previsione del citato D.P.C.M., art. 1, comma 1, lett. a), sia quanto all’individuazione del momento in cui il professionista ha ricevuto la richiesta di pagamento;

per tali motivi, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla medesima Corte d’appello, in diversa composizione, che, nel decidere la controversia, dovrà considerare, da un lato, il 6.7.2010 quale momento di decorrenza del termine di prescrizione quinquennale e, dall’altro, il 1.7.2010, quale data di richiesta del pagamento dei contributi;

al giudice del rinvio è demandata, altresì, la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di L’Aquila, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 2 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 19 novembre 2021

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