Corte di Cassazione, sez. I Civile, Ordinanza n.3804 del 15/02/2021

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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. MACRI’ Ubalda – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10749/2019 proposto da:

M.M.K., elettivamente domiciliato in Torino, via Guicciardini n. 3, presso lo studio dell’avv. L. Trucco, che lo rappresenta e difende, per procura in atti.

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, *****, Procura Generale Repubblica Corte Cassazione;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di TORINO, depositato il 16/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 03/12/2020 dal Cons. Dott. SOLAINI LUCA.

RILEVATO

che:

Il Tribunale di Torino ha respinto il ricorso proposto da M.M.K. cittadino del *****, avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale che aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

Il ricorrente ha riferito che nel suo paese faceva l’autista di un pulmino di proprietà di altra persona. Il medesimo ricorrente ha riferito che un giorno, guidando il suo pulmino verso *****, dove era in atto uno sciopero, gli venne bruciato il mezzo. Tornato dal proprietario, questi lo accusò di aver bruciato il pulmino, lo picchiò e gli chiese il risarcimento del danno. Il proprietario del mezzo si sarebbe rivolto anche al sindaco, agli anziani del villaggio e al presidente del settore dei trasporti di cui il proprietario era amico e tutti lo incolparono. Il presidente del settore dei trasporti gli fece pressioni, minacciandolo di ritirargli la patente. Allora vendette casa e se ne andò verso la Libia.

A supporto della decisione di rigetto, il tribunale ha ritenuto che il ricorrente non fosse credibile, per l’inverosimiglianza e la contraddittorietà della narrazione (nonchè per il contrasto tra quanto dichiarato in sede di modello C3 e quanto riferito davanti alla Commissione territoriale). Il tribunale non ha, quindi, ritenuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato e neppure quelli per la concessione della protezione sussidiaria nelle sue diverse forme; erano, inoltre, assenti anche situazioni soggettive legate a una condizione di particolare vulnerabilità.

Contro il decreto del medesimo tribunale è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di una questione di legittimità costituzionale e due motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente, in via preliminare, solleva una questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., commi 1 e 2, art. 111 Cost., commi 1, 2 e 5, art. 117 Cost., comma 1, così come integrato dall’art. 46, paragrafo 3 della Direttiva n. 32/2013 e dagli artt. 6 e 13 della CEDU, per quanto concerne la previsione del rito camerale ex artt. 737 c.p.c. e segg. e relative deroghe espresse dal legislatore, nelle controversie di protezione internazionale, per la totale svalutazione del principio del contraddittorio.

Inoltre, il ricorrente censura nel merito la decisione del tribunale: (i) sotto un primo profilo (rubricato come secondo), per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) e c), in combinato disposto con il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè, erroneamente, il tribunale aveva predicato l’insussistenza degli elementi previsti per il riconoscimento della protezione sussidiaria, con motivazione contraddittoria, perchè molti elementi avrebbero potuto essere chiariti se fosse stata disposta l’audizione del richiedente; (ii) sotto un secondo profilo (rubricato come terzo), per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, in combinato disposto con l’art. 10 Cost., comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè la Corte d’appello avrebbe indebitamente sovrapposto i presupposti della protezione sussidiaria per negare illegittimamente il riconoscimento della protezione umanitaria che presenta, invece, presupposti distinti e più ampi.

In via preliminare, la sollevata questione di legittimità costituzionale è infondata.

Infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte “E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 1, poichè il rito camerale ex art. 737 c.p.c., che è previsto anche per la trattazione di controversie in materia di diritti e di “status”, è idoneo a garantire il contraddittorio anche nel caso in cui non sia disposta l’udienza, sia perchè tale eventualità è limitata solo alle ipotesi in cui, in ragione dell’attività istruttoria precedentemente svolta, essa appaia superflua, sia perchè in tale caso le parti sono comunque garantite dal diritto di depositare difese scritte” (Cass. n. 17717/18).

Il primo motivo di ricorso (rubricato come secondo) è inammissibile, in quanto solleva censure di merito sull’accertamento di fatto condotto dal tribunale sulla base delle fonti consultate, alle quali il ricorrente contrappone fonti diverse (v. foglio 14 del ricorso) ma generiche e in termini di mero dissenso, inoltre, la richiesta di audizione del ricorrente, è stata generica (Cass. n. 21584/20).

Il secondo motivo di ricorso (rubricato come terzo) è infondato.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, la protezione umanitaria è una misura atipica e residuale nel senso che essa copre situazioni, da individuare caso per caso, in cui, pur non sussistendo i presupposti per il riconoscimento della tutela tipica (“status” di rifugiato o protezione sussidiaria), tuttavia non possa disporsi l’espulsione e debba provvedersi all’accoglienza del richiedente che si trovi in situazione di vulnerabilità. (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 23604 del 09/10/2017 (Rv. 646043 – 02).

Nel caso di specie, sulla base del racconto del richiedente asilo non è stata rinvenuta alcuna condizione di vulnerabilità che possa giustificare il riconoscimento della tutela per motivi umanitari, neppure all’esito del giudizio comparativo, inoltre, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la natura residuale ed atipica della protezione umanitaria se da un lato implica che il suo riconoscimento debba essere frutto di valutazione autonoma, caso per caso, e che il suo rigetto non possa conseguire automaticamente al rigetto delle altre forme tipiche di protezione, dall’altro comporta che chi invochi tale forma di tutela debba allegare in giudizio fatti ulteriori e diversi da quelli posti a fondamento delle altre due domande di protezione c.d. “maggiore” (Cass. n. 21123/19).

La mancata costituzione dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 3 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2021

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