Nell'esercizio del potere discrezionale indicato nell'articolo precedente, il giudice deve tener conto della gravità del reato, desunta:
1) dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dall'oggetto, dal tempo, dal luogo e da ogni altra modalità dell'azione;
2) dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato;
3) dalla intensità del dolo o dal grado della colpa.
Il giudice deve tener conto, altresì, della capacità a delinquere del colpevole, desunta:
1) dai motivi a delinquere e dal carattere del reo;
2) dai precedenti penali e giudiziari e, in genere, dalla condotta e dalla vita del reo, antecedenti al reato;
3) dalla condotta contemporanea o susseguente al reato;
4) dalle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo.
Corte di Cassazione, sez. IV Penale, Sentenza n.6198 del 03/02/2026 (dep. 16/02/2026)
In tema di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, ai fini della valutazione dell’abitualità di cui all’art. 131-bis, comma 4, c.p., non possono essere considerati i reati estinti, essendo venuti meno i relativi effetti penali; tuttavia, la reiterazione di condotte analoghe, pur non integrando causa ostativa, può essere valorizzata, unitamente alle modalità del fatto e all’intensità del dolo, ai fini del giudizio complessivo di gravità ex art. 133 c.p. e dell’esclusione della tenuità.