Autovelox: firmato il decreto su omologazione, taratura e controlli

Articolo del 10/06/2026

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Il MIT interviene sugli autovelox dopo anni di contenzioso: il nuovo decreto disciplina omologazione, verifiche tecniche e taratura periodica dei dispositivi per il controllo della velocità.

Autovelox approvati, omologati, tarati, verificati. Per anni il problema è sembrato tecnico. In realtà era, ed è, soprattutto giuridico.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha firmato il decreto che definisce le procedure di omologazione, verifica e taratura iniziale e periodica dei dispositivi utilizzati per accertare le violazioni dei limiti di velocità.

Il provvedimento punta a introdurre un quadro regolatorio più chiaro e uniforme, dopo una lunga stagione di incertezza applicativa e di contenzioso sulle multe elevate tramite autovelox.

Perché il decreto era atteso

La questione nasce da una distinzione solo apparentemente formale: approvazione e omologazione non sono la stessa cosa.

La giurisprudenza, in particolare a partire da Cass. n. 10505/2024, ha valorizzato questa differenza, mettendo in discussione la validità delle sanzioni fondate su apparecchiature semplicemente approvate, ma prive di omologazione in senso proprio.

Il punto è decisivo perché l’art. 142, comma 6, del Codice della strada attribuisce efficacia probatoria alle risultanze delle apparecchiature «debitamente omologate». Da qui il problema: può bastare l’approvazione tecnica o serve una vera omologazione ministeriale?

La risposta non è rimasta confinata alla teoria. Su questa distinzione si è sviluppato un contenzioso molto ampio, con ricorsi degli automobilisti e decisioni non sempre uniformi.

Sicurezza stradale e garanzie del cittadino

Gli enti locali hanno continuato a utilizzare gli autovelox come strumenti di controllo e prevenzione degli incidenti. I cittadini, però, hanno contestato la legittimità di verbali fondati su dispositivi ritenuti non conformi ai requisiti richiesti dalla legge.

Il punto di equilibrio è delicato.

Da un lato, il controllo della velocità è uno strumento essenziale di sicurezza stradale. Dall’altro, una sanzione amministrativa deve poggiare su strumenti affidabili, verificabili e giuridicamente idonei.

In altre parole: non basta che l’autovelox funzioni. Occorre anche che il suo utilizzo sia sorretto da una procedura corretta.

Cosa disciplina il nuovo decreto

Il nuovo decreto non riguarda tanto dove collocare gli autovelox, ma quali caratteristiche tecniche e quali verifiche devono possedere i dispositivi per fondare validamente l’accertamento della velocità.

Il provvedimento disciplina, in particolare:

  • l’omologazione dei dispositivi;

  • le verifiche iniziali;

  • la taratura periodica;

  • le verifiche tecniche successive;

  • la tracciabilità delle operazioni effettuate sugli apparecchi.

La finalità è duplice: garantire l’affidabilità delle misurazioni e rendere più solida, sul piano giuridico-amministrativo, la sanzione che deriva dall’accertamento.

Cosa succede agli autovelox già installati?

Un punto decisivo riguarda i dispositivi già in uso.

Il decreto dovrebbe disciplinare anche il passaggio dal vecchio al nuovo regime, ma l’impatto concreto dipenderà dal testo definitivo e dagli adempimenti richiesti agli enti proprietari o gestori degli apparecchi.

È proprio sulla fase transitoria che potrebbe concentrarsi una nuova parte del contenzioso: occorrerà verificare quali dispositivi potranno continuare a essere utilizzati, a quali condizioni e con quali verifiche documentali.

Le multe del passato sono salve?

Qui occorre prudenza.

La firma del decreto non elimina automaticamente le questioni già sollevate nei giudizi pendenti e non può essere letta come una sanatoria generalizzata delle contestazioni pregresse.

Per le sanzioni già impugnate continueranno a rilevare la disciplina applicabile al momento dell’accertamento, il contenuto del verbale, la documentazione prodotta dall’amministrazione e il tipo di dispositivo utilizzato.

Il giudice dovrà quindi verificare, caso per caso, se l’accertamento sia stato effettuato con uno strumento conforme ai requisiti richiesti e correttamente sottoposto alle verifiche necessarie.

Sicurezza sì, ma non “fare cassa”

Il ministro Salvini ha espresso soddisfazione per il provvedimento, sottolineando che l’obiettivo primario resta la sicurezza sulle strade, senza trasformare il controllo della velocità in un pretesto per fare cassa.

È il passaggio più sensibile.

L’autovelox è legittimo quando serve a prevenire condotte pericolose e quando l’accertamento è tecnicamente e giuridicamente affidabile. Diventa invece problematico quando viene percepito come uno strumento opaco, poco controllabile o meramente sanzionatorio.

Il decreto prova a ricondurre la materia dentro regole più chiare. Ora bisognerà verificare come queste regole saranno applicate nella pratica e quale impatto avranno sul contenzioso ancora aperto.


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