
Pubblicato in Gazzetta il Decreto legislativo 16 aprile 2026 n. 83 di attuazione della direttiva (UE) 2024/1233 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, che introduce una procedura unica di domandaper il rilascio di un permesso che consente ai cittadini di Paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro.
L’intervento si inserisce nel quadro delle politiche europee volte a semplificare le procedure amministrative e a garantire un nucleo comune di diritti ai lavoratori di Paesi terzi che soggiornano regolarmente nell’Unione.
Tra le novità introdotte dal decreto vi è anche il rafforzamento degli obblighi informativi collegati al processo di integrazione. Viene infatti ampliato il contenuto delle informazioni che devono essere rese facilmente accessibili ai cittadini stranieri e ai futuri datori di lavoro.
Oltre ai diritti collegati al permesso di soggiorno, dovranno essere fornite indicazioni sulle condizioni di ingresso e soggiorno per motivi di lavoro, sulla documentazione necessaria per ottenere il permesso unico e sulle garanzie procedurali previste a tutela del lavoratore e dei suoi familiari.
Il decreto semplifica in modo significativo l’iter amministrativo per il rilascio del permesso unico soggiorno-lavoro, fissando in 90 giorni il termine massimo per la conclusione della procedura.
Viene inoltre esteso da sessanta a novanta giorni anche il termine entro il quale lo straniero deve richiedere il rinnovo del permesso di soggiorno prima della scadenza del titolo.
Per il permesso unico lavoro viene però introdotta una disciplina specifica: il questore dovrà rilasciare il titolo entro trenta giorni dal completamento della domanda, mentre resta fermo il termine di sessanta giorni per il rilascio del nulla osta al lavoro.
La riduzione dei tempi rappresenta uno degli elementi qualificanti del provvedimento, con l’obiettivo di rendere il sistema più efficiente e prevedibile sia per i lavoratori stranieri sia per le imprese.
Tra le principali novità figura l’introduzione di uno specifico obbligo di trasparenza in capo al datore di lavoro. Quest’ultimo dovrà informare tempestivamente il lavoratore straniero di ogni comunicazione relativa al procedimento e, in particolare, al nulla osta.
La previsione mira a rafforzare la posizione del lavoratore, garantendo una maggiore consapevolezza sull’andamento della procedura e riducendo il rischio di opacità o di pratiche elusive.
Il decreto individua anche alcune categorie di stranieri cui la disciplina del permesso unico lavoro non si applica.
Tra queste figurano, tra gli altri, i soggiornanti di lungo periodo, i titolari di Carta blu UE, i lavoratori stagionali, i lavoratori autonomi, i nomadi digitali, gli studenti, i beneficiari di protezione internazionale o temporanea e diverse categorie di titolari di permessi speciali.
Il decreto introduce una disciplina più flessibile del rapporto di lavoro. Il titolare del permesso unico potrà infatti cambiare datore di lavoro nel corso della validità del titolo, a condizione che venga effettuata una notifica alle autorità competenti.
Viene così superata una logica di eccessiva rigidità del permesso, con l’intento di favorire una più corretta integrazione nel mercato del lavoro e di prevenire situazioni di dipendenza o sfruttamento.
Un ulteriore profilo rilevante riguarda la fase di disoccupazione. Il decreto stabilisce che il permesso unico non venga revocato automaticamente in caso di perdita del lavoro.
Al lavoratore è riconosciuta la possibilità di rimanere nel territorio nazionale per un periodo minimo di tre mesi al fine di cercare una nuova occupazione. La misura rafforza le garanzie di continuità del soggiorno regolare e contribuisce a contrastare fenomeni di lavoro irregolare.
Il decreto individua nel Ministero dell’interno l’autorità competente a ricevere la domanda e a rilasciare il permesso unico.
Le nuove disposizioni si applicheranno dal 22 maggio 2026, data fissata anche a livello europeo per l’entrata in vigore della nuova disciplina.
Nel complesso, il decreto di attuazione della direttiva (UE) 2024/1233 segna un passaggio rilevante verso un sistema più semplice, trasparente e orientato alla tutela dei diritti, allineando l’ordinamento interno agli standard europei in materia di ingresso e soggiorno per lavoro dei cittadini di Paesi terzi.
Con la pubblicazione in Gazzetta del decreto legislativo n. 83/2026, l’Italia completa così il recepimento della direttiva (UE) 2024/1233, introducendo un sistema più uniforme e coordinato per l’ingresso e il soggiorno dei lavoratori stranieri.
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