
L’Ufficio centrale presso la Corte di cassazione ha accolto ieri la riformulazione del quesito referendario sulla riforma della giustizia costituzionale, predisposta dal cosiddetto “comitato dei 15”.
La decisione riapre il dossier del referendum previsto per la primavera e riporta al centro del dibattito non tanto il contenuto della riforma, quanto la forma della domanda sottoposta agli elettori.
Nel frattempo, il Consiglio dei ministri ha confermato lo svolgimento della consultazione nelle date del 22 e 23 marzo, disponendo l’integrazione del quesito con l’indicazione degli articoli della Costituzione interessati dalla riforma, in conformità alle indicazioni della Cassazione.
Il punto centrale della vicenda è infatti la sostituzione del quesito originariamente ammesso con una versione più articolata, che specifica espressamente gli articoli della Costituzione destinati a essere modificati.
Con l’ordinanza adottata, l’Ufficio centrale ha preso atto che il quesito precedentemente ammesso deve intendersi superato, disponendo la sua sostituzione con il nuovo testo. L’ordinanza è stata trasmessa al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle Camere, al Governo e alla Corte costituzionale.
Dal punto di vista procedurale, la scelta non è neutra: la riformulazione incide sull’iter di indizione del referendum e apre interrogativi sul calendario già fissato per le date del 22 e 23 marzo.
La differenza tra le due formulazioni non riguarda l’oggetto della consultazione – che resta invariato – ma il livello di dettaglio con cui la riforma viene descritta all’elettore.
Nel quesito originario, la legge costituzionale era richiamata attraverso il suo titolo e gli estremi di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Nel nuovo testo, invece, viene aggiunto l’elenco degli articoli della Costituzione interessati dalla revisione.
| Vecchio quesito | Nuovo quesito |
|---|---|
«Approvate il testo della legge costituzionale approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?» | «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?» |
La sostanza della scelta richiesta al corpo elettorale resta identica: approvare o respingere una legge costituzionale. A cambiare è solo il grado di dettaglio con cui la scheda richiama, in modo numerico, gli articoli della Costituzione coinvolti.
Secondo il “comitato dei 15”, l’inserimento dell’elenco degli articoli costituzionali modificati renderebbe il quesito più trasparente e maggiormente rispettoso delle garanzie proprie del referendum costituzionale. La conoscenza puntuale delle disposizioni incise consentirebbe, nelle intenzioni dei promotori, un voto più consapevole su una riforma che tocca l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
La riformulazione del quesito solleva il problema delle conseguenze sull’indizione del referendum. Parte della dottrina ritiene che il mutamento del testo possa imporre l’adozione di un nuovo decreto, con conseguente riapertura dei termini per la campagna referendaria e possibile slittamento della consultazione.
In questo quadro, il Consiglio dei ministri ha esaminato la questione decidendo di non modificare la data del referendum, confermando la consultazione per il 22 e 23 marzo.
Il Governo ha tuttavia stabilito di integrare il quesito con l’indicazione degli articoli della Costituzione interessati dalla riforma della giustizia, recependo le indicazioni formulate dall’Ufficio centrale della Cassazione.
Non è escluso, in questo scenario, il ricorso alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione, qualora il calendario restasse invariato nonostante il cambio del quesito.
Al di là degli effetti procedurali, la vicenda pone una questione di fondo: la riformulazione del quesito incide davvero sul diritto dell’elettore a comprendere la posta in gioco?
L’aggiunta dell’elenco degli articoli costituzionali modificati difficilmente rende la domanda più chiara per il cittadino medio. Il rischio, anzi, è che la scheda diventi più tecnica senza essere più comprensibile.
In questa prospettiva, il confronto tra vecchio e nuovo quesito appare prevalentemente formalistico e solo marginalmente collegato al diritto dell’elettore ad avere una domanda realmente chiara e intellegibile.