Referendum sulla giustizia: vince il No, bocciata la riforma costituzionale

Articolo del 23/03/2026

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Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia Nordio si è concluso con la vittoria del No, che ottiene la maggioranza dei voti espressi.

A scrutinio quasi ultimato, il No è al 53,9%, il Sì al 46,1%. L’affluenza è vicina al 59%.

Il risultato determina la mancata approvazione della legge costituzionale concernente le norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare, lasciando invariato l’attuale assetto costituzionale.

Cosa non cambia dopo il referendum

Con la vittoria del No, la riforma non entra in vigore e resta fermo il quadro normativo vigente.

Restano quindi immutati gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione, che la riforma avrebbe inciso, così come l’attuale organizzazione dell’ordinamento giudiziario.

Non viene istituita la Corte disciplinare e non si realizza la revisione delle competenze e degli equilibri previsti dal progetto di riforma.

Il significato politico del voto

Il risultato referendario assume un rilievo significativo sul piano politico.

Il presidente del comitato del Sì, Nicolò Zanon, aveva già riconosciuto fin dalle prime proiezioni un orientamento favorevole al No, parlando di un “Paese abbastanza spaccato” e auspicando una ricomposizione nelle settimane successive.

Le opposizioni hanno interpretato l’esito come una bocciatura della riforma, mentre il Governo è chiamato ora a riflettere sulle prospettive future di intervento in materia di giustizia.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha dichiarato di prendere atto “con rispetto” della decisione del popolo sovrano, ricordando l’obiettivo di completare il modello accusatorio ispirato a Vassalli e sottolineando l’impegno profuso per spiegare “la complessità della riforma”. Ha inoltre escluso una lettura politica del voto, evidenziando come l’“alta partecipazione” confermi la solidità della democrazia.

Affluenza e partecipazione

L’affluenza, vicina al 59%, rappresenta un elemento centrale per la lettura complessiva del risultato.

Un livello di partecipazione significativo rafforza il peso politico della consultazione e la portata della decisione espressa dal corpo elettorale.

Una riforma respinta tra forma e sostanza

La consultazione si è svolta dopo un acceso dibattito anche sulla formulazione del quesito referendario, integrato con l’indicazione degli articoli della Costituzione interessati dalla riforma.

Resta da comprendere se tale elemento abbia inciso sulla percezione del voto o se il risultato rifletta soprattutto una valutazione politica della proposta di revisione costituzionale.

L’esito del referendum segna, in ogni caso, un arresto nel percorso di riforma dell’ordinamento giudiziario, lasciando aperto il tema di possibili interventi futuri.

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