Rimpatri volontari assistiti, ok al decreto correttivo: compensi non più legati alla partenza

Articolo del 24/04/2026

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Dopo le polemiche sul decreto sicurezza, il Governo interviene con un decreto-legge correttivo: il compenso per l’assistenza nelle procedure di rimpatrio volontario assistito non sarà più subordinato alla partenza del cittadino straniero e scompare ogni riferimento al Consiglio nazionale forense.

Il Governo torna sulla disciplina dei rimpatri volontari assistiti introdotta in sede di conversione del decreto sicurezza e prova a disinnescare uno dei punti più contestati.

Nella riunione del 24 aprile 2026, il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato un decreto-legge correttivo che modifica le norme appena introdotte in materia di rimpatri volontari assistiti in sede di conversione al Decreto sicurezza (Decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23).

La correzione riguarda soprattutto il meccanismo del compenso riconosciuto per l’assistenza prestata al cittadino straniero nella presentazione della domanda di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito. Il contributo, indicato nel testo di accompagnamento in circa 615 euro, non viene più agganciato all’esito finale della partenza.

Cosa cambia con il decreto correttivo

Il primo intervento consiste nell’ampliamento della platea dei soggetti che possono prestare assistenza. Viene infatti eliminata la previsione secondo cui tale attività dovrebbe essere svolta esclusivamente da un avvocato.

Il secondo punto riguarda proprio il criterio per il pagamento del compenso. La corresponsione non viene più subordinata all’effettiva partenza del migrante, ma alla conclusione del procedimento amministrativo. È questo il cuore della correzione, perché viene meno il collegamento diretto tra compenso ed esito materiale del rimpatrio.

Il terzo intervento elimina dal testo tutti i riferimenti al Consiglio nazionale forense. Vengono quindi soppresse sia l’indicazione del CNF come soggetto con cui il Ministero dell’interno dovrebbe collaborare per realizzare i programmi di rimpatrio volontario assistito, sia l’attribuzione al Consiglio della funzione di ripartizione del compenso spettante per l’attività svolta.

Il nuovo ruolo del decreto del Ministro dell’interno

La nuova disciplina rimette ora a un decreto del Ministro dell’interno la definizione dei criteri per individuare i rappresentanti che potranno svolgere l’attività di assistenza al rimpatrio volontario assistito e per disciplinare la corresponsione del relativo compenso.

In questo modo il Governo supera almeno in parte i profili che avevano acceso le polemiche nei giorni scorsi: da un lato, sgancia il pagamento dall’esito della partenza; dall’altro, elimina il coinvolgimento diretto del CNF, che era stato duramente contestato dall’avvocatura.

Una correzione che cambia il senso della norma

Il decreto correttivo non cancella la scelta di riconoscere un compenso per l’assistenza resa nelle procedure di rimpatrio volontario assistito, ma ne modifica in modo significativo l’impianto. Il punto più discusso, cioè il pagamento condizionato alla partenza del cittadino straniero, viene rimosso. Allo stesso tempo, viene meno anche il coinvolgimento istituzionale del Consiglio nazionale forense.

Resta ora da vedere quale sarà il contenuto concreto del futuro decreto ministeriale e come verranno individuati i soggetti abilitati a svolgere questa attività di assistenza.

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