Ritardi aerei e maltempo: quando la compagnia deve provare le circostanze eccezionali

Articolo del 30/04/2026

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La Cassazione (n. 9002/2026) chiarisce che il vettore aereo non può limitarsi a invocare condizioni meteorologiche avverse per negare la compensazione pecuniaria al passeggero: deve provare il nesso causale con il ritardo e le misure adottate per evitarlo.

Il maltempo basta sempre per escludere la compensazione pecuniaria in caso di ritardo aereo superiore a tre ore?

La Corte di Cassazione, sez. III civile, con l’ordinanza n. 9002 del 9 aprile 2026, risponde di no: dipende dalla prova fornita dal vettore.

La compagnia aerea può invocare le circostanze eccezionali previste dall’art. 5, paragrafo 3, del Regolamento CE n. 261/2004, ma non in modo generico. Non basta dire: c’era nebbia, quindi il ritardo non dipende da noi.

Occorre dimostrare che le condizioni meteorologiche erano incompatibili con il volo, che hanno causato proprio quel ritardo e che, anche adottando tutte le misure del caso, il disservizio non poteva essere evitato.

Il caso: volo Cracovia-Bergamo in ritardo

La vicenda riguarda un passeggero del volo Ryanair FR 6877, tratta Cracovia - Bergamo Orio al Serio, con partenza programmata per il 9 settembre 2018 alle ore 14,25.

Il passeggero chiede la compensazione pecuniaria di euro 250,00, prevista dal Regolamento CE n. 261/2004 per i ritardi prolungati.

La compagnia si difende richiamando la presenza di nebbia presso l’aeroporto di Cracovia. Il Giudice di pace respinge la domanda e il Tribunale di Bergamo conferma la decisione, ritenendo la nebbia una circostanza eccezionale.

Il nodo: la nebbia del mattino può spiegare il ritardo del pomeriggio?

Il punto centrale è temporale e probatorio: la nebbia era cessata intorno alle ore 9,30, mentre il volo era programmato nel primo pomeriggio.

Secondo il passeggero, il Tribunale avrebbe ritenuto, senza prova adeguata, che la nebbia del mattino avesse prodotto ritardi “a cascata” sui voli successivi.

Inoltre, la compagnia non avrebbe dimostrato quali misure concrete fossero state adottate per evitare o ridurre il ritardo. Ed è proprio qui che interviene la Cassazione: l’onere della prova grava sul vettore aereo.

La regola: circostanza eccezionale, nesso causale e misure adottate

La Cassazione richiama la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea.

I passeggeri di voli ritardati di almeno tre ore sono assimilati ai passeggeri di voli cancellati e possono chiedere la compensazione pecuniaria prevista dall’art. 7 del Regolamento CE n. 261/2004. In generale, l’importo può arrivare fino a 600 euro, a seconda della distanza del volo.

Il vettore può evitare la compensazione solo se prova la presenza di circostanze eccezionali: eventi che non sono inerenti al normale esercizio dell’attività aerea e sfuggono al suo effettivo controllo.

Per le condizioni meteorologiche avverse, quindi, non basta dimostrare che quel giorno c’era brutto tempo. Bisogna provare che quelle condizioni erano incompatibili con l’effettuazione del volo e che proprio da esse è derivato il ritardo.

Il vettore deve poi dimostrare di avere adottato tutte le misure ragionevoli per evitare o contenere il disservizio. Il principio di proporzionalità esclude sacrifici insopportabili per l’impresa, ma non sostituisce la prova.

In altre parole: la compagnia non deve dimostrare l’impossibile, ma deve spiegare cosa ha fatto in concreto.

Perché la motivazione del Tribunale non regge

La Cassazione accoglie il motivo relativo alla motivazione apparente e perplessa.

Il Tribunale aveva ritenuto provata la circostanza eccezionale sulla base della nebbia e dei ritardi registrati nelle ore in cui essa era presente. Tuttavia, aveva anche accertato che la nebbia era cessata intorno alle ore 9,30.

A quel punto, serviva spiegare perché quell’evento meteorologico avesse inciso sul volo del primo pomeriggio. Servivano dati concreti per dimostrare che, cessata la nebbia, il traffico fosse ripartito “a singhiozzo” e che il volo potesse partire solo quando si era liberato uno slot.

Questa spiegazione manca.

Per la Cassazione, nemmeno il richiamo del Tribunale a un proprio precedente, relativo a una vicenda ritenuta analoga, può sostituire l’esame del caso concreto. Il giudice deve indicare gli elementi processuali da cui ricava il nesso tra la circostanza meteorologica e il ritardo del volo.

La motivazione, invece, viene definita perplessa e obiettivamente incomprensibile, perché non consente di ricostruire il percorso logico seguito.

Cosa cambia per passeggeri e compagnie aeree

L’ordinanza non dice che il maltempo non possa mai costituire una circostanza eccezionale.

Dice che il maltempo deve essere provato in modo specifico e collegato al ritardo del volo.

Se la compagnia invoca nebbia, pioggia, vento o altre condizioni meteorologiche avverse, deve dimostrare la concreta incompatibilità con il volo, il nesso causale con il ritardo e le misure adottate per evitarlo o ridurlo.

Per il passeggero, quindi, il punto non è negare che il maltempo possa incidere sul volo. Il punto è verificare se la compagnia ha assolto il proprio onere probatorio.

Conclusioni

La Cassazione non riconosce direttamente la compensazione pecuniaria al passeggero, ma annulla la sentenza d’appello perché il Tribunale non ha motivato in modo adeguato sull’esistenza del nesso causale e sulle misure concretamente adottate dal vettore.

La regola pratica è chiara: nel trasporto aereo, il maltempo non è una formula magica.

Può escludere la compensazione solo quando il vettore dimostra che si tratta di una vera circostanza eccezionale, che ha causato il ritardo e che non poteva essere neutralizzata con misure ragionevoli.

Cosa ci portiamo a casa? Se il volo arriva con più di tre ore di ritardo, la risposta “c’era maltempo” può essere solo l’inizio della spiegazione. Non la fine del discorso.


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