Decreto giustizia e migrazione: cosa cambia per avvocati, asilo e frontiere

Articolo del 05/06/2026

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Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che interviene su giustizia, professione forense, intercettazioni, digitalizzazione e attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo.

Un solo decreto, due cantieri aperti: da un lato la giustizia, con misure su esame avvocato, intercettazioni, termini delle riforme e digitalizzazione; dall’altro l’attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo, con nuove regole su domande di protezione internazionale, procedure di frontiera, trattenimento, controlli ed Eurodac.

Il Consiglio dei ministri, nella riunione del 4 giugno 2026, ha approvato un decreto-legge che anticipa alcune misure ritenute urgenti in vista dell’applicazione del nuovo quadro europeo in materia di migrazione e asilo.

Il provvedimento non esaurisce l’intero percorso di adeguamento al Patto Ue, già avviato con il disegno di legge in Parlamento, ma interviene sulle parti considerate immediatamente operative: procedure, uffici, controlli, sezioni specializzate e strumenti digitali.

Un decreto con due anime

Il decreto-legge ha una struttura doppia.

La prima parte riguarda la giustizia e contiene interventi puntuali su professione forense, intercettazioni, proprietà industriale e diritto d’autore, organizzazione degli uffici giudiziari, ufficio per il processo, giudici di pace, legge Pinto e infrastrutture digitali.

La seconda parte riguarda l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2024, con l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alle nuove regole europee su accoglienza, procedure di protezione internazionale, rimpatrio alla frontiera, controlli alle frontiere esterne ed Eurodac.

Il punto centrale è pratico: il nuovo sistema europeo richiede procedure più rapide e coordinate. Ma per funzionare ha bisogno di uffici, giudici, commissioni territoriali, banche dati e personale in grado di sostenerle.

Esame avvocato: ritorno a due scritti e una prova orale

Tra le misure in materia di giustizia c’è anche l’intervento sull’esame di Stato per l’accesso alla professione di avvocato.

Secondo il comunicato del Governo, l’esame si svolgerà in un’unica sessione annuale e sarà articolato in due prove scritte e in una prova orale. Le prove scritte si terranno in presenza, con il solo ausilio dei codici annotati con la giurisprudenza.

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Intercettazioni, proprietà industriale e termini della giustizia

Il decreto interviene anche sui provvedimenti d’urgenza in materia di proprietà industriale e diritto d’autore.

Un altro capitolo riguarda le intercettazioni: il testo modifica le disposizioni relative al pagamento delle prestazioni rese in esecuzione delle intercettazioni e funzionali al loro utilizzo, anche con riferimento agli indennizzi dovuti in caso di ritardo.

Sul piano organizzativo, il provvedimento proroga alcuni termini relativi al GIP in composizione collegiale, all’utilizzo delle infrastrutture digitali interdistrettuali per le operazioni di intercettazione e all’entrata in vigore di disposizioni sul Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie.

Il senso dell’intervento è chiaro: alcune riforme hanno bisogno di più tempo per essere applicate senza bloccare gli uffici o creare disfunzioni operative.

Uffici giudiziari, giudici di pace e digitalizzazione

Il decreto contiene anche misure sull’organizzazione della giustizia.

Sono previste disposizioni sulla permanenza nell’incarico presso lo stesso ufficio dei magistrati giudicanti, sull’organizzazione e la competenza degli uffici del giudice di pace e sulla funzionalità dell’ufficio per il processo.

Una parte importante riguarda la digitalizzazione dell’amministrazione giudiziaria. Il provvedimento prevede interventi per la continuità dei servizi di connettività, il potenziamento delle infrastrutture digitali e l’innalzamento dei livelli di sicurezza dei sistemi informativi.

È un profilo meno appariscente, ma decisivo. Senza sistemi digitali stabili e sicuri, anche la migliore riforma processuale rischia di trasformarsi in un problema quotidiano per magistrati, avvocati, cancellerie e personale amministrativo.

Legge Pinto e responsabilità professionale del notaio

Il decreto interviene anche sugli indennizzi per i danni causati dall’irragionevole durata del processo, disciplinati dalla legge 24 marzo 2001, n. 89, con riferimento alle somme liquidate nell’anno 2022.

È previsto inoltre un intervento sul termine massimo per l’esercizio dell’azione di responsabilità professionale nei confronti del notaio.

Si tratta di misure settoriali, ma rilevanti sul piano pratico perché incidono su responsabilità professionale, tempi della giustizia e gestione degli indennizzi dovuti per processi troppo lunghi.

Patto Ue migrazione e asilo: le nuove fasi della domanda

La seconda parte del decreto riguarda l’attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo.

Il testo adegua l’ordinamento nazionale alla direttiva sull’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e ai regolamenti europei in materia di procedura comune di protezione internazionale, rimpatrio alla frontiera, accertamenti alle frontiere esterne ed Eurodac.

Il decreto disciplina le fasi della manifestazione di volontà, della registrazione e della formalizzazione della domanda di protezione internazionale, oltre ai documenti rilasciati al richiedente.

Un punto significativo riguarda l’accesso al lavoro: il periodo durante il quale l’attività lavorativa resta preclusa al richiedente protezione internazionale viene innalzato a 90 giorni.

La disciplina interviene anche sul diritto del richiedente a rimanere nel territorio dello Stato, sulla procedura di asilo alla frontiera, sul trasferimento del richiedente sottoposto a tale procedura, sulla domanda manifestamente infondata e sulle controversie in materia di protezione internazionale nella procedura di frontiera.

Procedure di frontiera, obbligo di residenza e trattenimento

Uno dei capitoli più delicati riguarda la procedura di frontiera.

Il decreto introduce disposizioni sull’obbligo di risiedere in un luogo specifico, disposto dal prefetto nei casi previsti, e sul relativo reclamo giurisdizionale.

Sono disciplinati anche la valutazione del rischio di fuga, le misure alternative al trattenimento e la disciplina del trattenimento del richiedente.

Il provvedimento regola inoltre le procedure accelerate e le procedure di frontiera, prevedendo termini specifici per la loro conclusione.

È qui che la riforma mostra il suo impatto più concreto: la procedura di frontiera concentra in una fase anticipata controlli, valutazioni amministrative e garanzie giurisdizionali.

Controlli, punti di crisi ed Eurodac

Il decreto disciplina gli accertamenti nei confronti degli stranieri rintracciati in occasione dell’attraversamento irregolare della frontiera o a seguito di operazioni di salvataggio in mare.

Sono previste regole sulla conduzione presso appositi punti di crisi, sui controlli sanitari, di vulnerabilità e di sicurezza, sul rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico e sulla trasmissione dei dati al sistema Eurodac.

Il testo introduce anche la disciplina del fermo amministrativo per accertamenti, con comunicazione al procuratore della Repubblica, convalida del giudice di pace e specifiche garanzie per i minori.

Quanto a Eurodac, il decreto prevede l’interconnessione del sistema automatizzato di identificazione delle impronte e delle immagini facciali e individua il punto di accesso nazionale presso il Dipartimento della pubblica sicurezza.

La direzione è quella di una gestione più integrata dei dati identificativi e biometrici, collegando controlli alla frontiera, procedure di asilo e strumenti informativi comuni.

Commissioni territoriali e sezioni specializzate

Per rendere operative le nuove procedure, il decreto introduce misure organizzative.

Sono previsti il potenziamento delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, l’ampliamento delle competenze delle sezioni specializzate in materia di immigrazione e l’istituzione di sezioni stralcio presso le stesse sezioni.

Sono inoltre previsti interventi per il potenziamento dell’amministrazione giudiziaria e disposizioni transitorie per la prima applicazione della nuova disciplina.

Il passaggio è decisivo: procedure più rapide possono funzionare solo se gli uffici chiamati a decidere hanno personale, strumenti e organizzazione adeguati.

Il banco di prova: tempi rapidi e garanzie effettive

Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri incide su due ambiti diversi, ma collegati da un problema comune: la capacità dello Stato di trasformare le regole in procedure effettive.

Sul fronte della giustizia, il provvedimento interviene su esame avvocato, intercettazioni, termini di riforma, uffici giudiziari, digitalizzazione e sicurezza dei sistemi informativi.

Sul fronte migrazione e asilo, anticipa l’impatto operativo del nuovo quadro europeo, intervenendo su frontiera, trattenimento, procedure accelerate, accesso al lavoro, Eurodac e competenze giudiziarie.

Il vero banco di prova sarà l’applicazione concreta: tempi rapidi, garanzie effettive, tutela dei soggetti vulnerabili, capacità degli uffici e tenuta delle infrastrutture digitali.

Perché le riforme, sulla carta, camminano sempre spedite. Poi arrivano gli uffici, i fascicoli, i termini, le notifiche, i sistemi informatici e le udienze. E lì si capisce se il decreto ha davvero messo ordine o se ha soltanto aggiunto un altro livello alla già affollata geografia della giustizia.


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