
Dai rave all’immigrazione, dalla criminalità minorile alle occupazioni abusive, fino ai coltelli e alla violenza nei cortei: dal 2022 al 2026 otto pacchetti hanno progressivamente ridisegnato le politiche del Governo in materia di sicurezza.
La storia comincia pochi giorni dopo l’insediamento del Governo Meloni e arriva fino al Decreto sicurezza dell’ottobre 2026.
In mezzo ci sono emergenze diverse e fatti di cronaca, ma anche un filo conduttore sempre più riconoscibile: rafforzare gli strumenti di prevenzione e repressione, intervenendo soprattutto su ordine pubblico, immigrazione, criminalità giovanile e sicurezza urbana.
Non si tratta, tecnicamente, di otto decreti-legge. I pacchetti sono otto, ma comprendono sei decreti-legge e due disegni di legge. Alcune misure contenute nei Ddl dell’estate 2026 sono state inoltre anticipate dal Decreto Cortei (D.L. n. 190/2026).

Vediamoli in ordine.
È il 31 ottobre 2022. Il Governo Meloni si è insediato da pochi giorni e il primo intervento sulla sicurezza arriva sull’onda delle polemiche per i grandi rave organizzati attraverso l’occupazione abusiva di terreni ed edifici.
Il D.L. n. 162/2022 riguarda in realtà materie molto diverse, dall’ergastolo ostativo al rinvio della riforma Cartabia, ma resterà conosciuto come “Decreto anti-rave”.
La norma simbolo riguarda proprio i raduni illegali: inizialmente collocata dal decreto nell’art. 434-bis c.p., viene profondamente riscritta durante la conversione e approda nell’attuale art. 633-bis c.p., che punisce l’invasione arbitraria di terreni o edifici finalizzata a realizzare raduni musicali o di intrattenimento pericolosi per la salute o l’incolumità pubblica.
È il primo tassello: la sicurezza viene affrontata partendo dal controllo dello spazio pubblico e dei grandi raduni.
Pochi mesi dopo cambia lo scenario.
Il naufragio del 26 febbraio 2023 davanti alle coste di Cutro porta il Governo a intervenire sui flussi migratori. Nasce così il D.L. n. 20/2023, destinato a diventare il “Decreto Cutro”.
Il provvedimento segue due direttrici: programmare maggiormente i flussi di ingresso legale per lavoro e rafforzare il contrasto all’immigrazione irregolare.
Vengono inasprite le pene per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e introdotto il nuovo delitto di morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina. Cambiano anche protezione speciale, accoglienza, trattenimento ed espulsioni.
La sicurezza entra così stabilmente nel terreno delle frontiere e dei flussi migratori.
Nell’estate 2023 una serie di gravi episodi di cronaca porta l’attenzione su Caivano e, più in generale, sulla criminalità minorile.
Con il D.L. n. 123/2023, il cosiddetto “Decreto Caivano”, il Governo interviene insieme su repressione, prevenzione e disagio sociale.
Vengono rafforzate le misure nei confronti dei minori autori di reato, ampliato l’ammonimento del questore e introdotte disposizioni contro la diffusione delle armi tra i giovani. Si rafforza inoltre il contrasto alla dispersione scolastica, accanto a interventi educativi e di tutela dei minori nell’ambiente digitale.
È un passaggio destinato a lasciare il segno: da questo momento sicurezza e criminalità giovanile saranno sempre più strettamente collegate.
Nel 2025 si cambia scala.
Molte delle misure erano già contenute nel Ddl Sicurezza A.C. 1660, approvato dalla Camera nel settembre 2024 e poi trasmesso al Senato. Nell’aprile 2025 il Governo sceglie però la strada del decreto-legge, anticipandone sostanzialmente i contenuti.
Nasce così il D.L. n. 48/2025, un vero e proprio pacchetto generale sulla sicurezza pubblica.
Una delle novità più riconoscibili è il nuovo reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui, accompagnato da una procedura accelerata per la liberazione dell’immobile. Da qui l’etichetta di “Decreto anti-occupazioni”.
Ma il provvedimento va oltre: interviene su blocchi stradali e ferroviari, rivolte nelle carceri e nei CPR, tutela delle Forze dell’ordine, terrorismo, criminalità organizzata e sicurezza urbana.
Non più una risposta a un singolo fenomeno, quindi, ma un intervento organico sull’ordine pubblico.
All’inizio del 2026 il tema dei giovani riemerge, questa volta legato soprattutto alla diffusione di coltelli e strumenti atti a offendere.
Il D.L. n. 23/2026, il nostro “Decreto coltelli”, irrigidisce le regole sul porto di determinate lame, introduce divieti di vendita ai minorenni e nuove responsabilità per i genitori.
Il pacchetto rafforza anche gli strumenti preventivi: in determinate situazioni di ordine pubblico viene previsto l’accompagnamento negli uffici di polizia fino a 12 ore, mentre altre disposizioni riguardano manifestazioni, Forze di polizia, immigrazione e protezione internazionale.
Il passaggio è significativo: accanto alla repressione cresce il tentativo di intervenire prima che la violenza si manifesti.
Insieme al Decreto coltelli, il 5 febbraio 2026 il Governo vara anche un disegno di legge dedicato a sicurezza e disagio giovanile. Il testo viene poi approvato in esame integrativo e con procedura d’urgenza nel CdM n. 181 del 14 luglio 2026.
Al centro ci sono le baby gang, la violenza nelle aree della movida e le aggregazioni pericolose.
Quando almeno cinque persone tengono in gruppo comportamenti intimidatori, gravemente molesti o violenti, il questore può, in presenza degli ulteriori presupposti previsti dalla legge, vietare loro di radunarsi nuovamente.
Il Ddl interviene anche su danneggiamenti, occupazioni abusive e tutela delle Forze dell’ordine, ma affianca alla repressione misure di prevenzione del disagio e una rete territoriale dell’alleanza educativa tra famiglie, scuole e realtà sociali.
Il provvedimento, oggi A.S. 1990, è ancora all’esame del Parlamento. Alcune delle sue misure sono però già riemerse nel successivo decreto di ottobre.
Nove giorni dopo arriva un altro tassello.
Il CdM n. 182 del 23 luglio 2026 approva il Ddl minori imputabili, intervenendo direttamente sull’art. 98 c.p.
La soglia dell’imputabilità non viene abbassata: sotto i 14 anni il minore continua a non essere imputabile. Cambia invece l’accertamento tra i 14 e i 18 anni.
Il Ddl introduce una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere: il minore ultraquattordicenne è considerato capace, salvo che emergano elementi concreti di segno contrario.
Non cambiano quindi l’età minima né, di per sé, le pene: cambia il punto di partenza dell’accertamento.
Il Ddl, presentato alla Camera come A.C. 3080, è ancora in esame, ma la sua innovazione centrale è stata nel frattempo anticipata dal D.L. n. 190/2026.
L’ultimo capitolo arriva nell’ottobre 2026.
Dopo nuovi episodi di violenza durante manifestazioni pubbliche, il Governo approva il D.L. n. 190/2026, il “Decreto cortei”.
La novità simbolo è il nuovo delitto di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, che colpisce la partecipazione a gruppi organizzati che utilizzano strumenti atti a offendere o altri oggetti pericolosi, quando ne derivino concreto pericolo per le persone e danni alle cose.
Il decreto estende inoltre l’arresto in flagranza differita, introduce aggravanti per i danneggiamenti, amplia alcuni strumenti preventivi e interviene ancora sui minori e sulla responsabilità dei genitori.
Ed è qui che i diversi filoni si ricongiungono: nel D.L. n. 190/2026 entra anche la presunzione relativa di capacità del minore tra 14 e 18 anni, già proposta nel Ddl di luglio.
Raduni, violenza collettiva e criminalità minorile finiscono così per convergere nello stesso intervento.
Letti in sequenza, gli otto pacchetti mostrano tre direttrici.
La prima è l’introduzione di nuovi reati e aggravamenti di pena. La seconda è il progressivo spostamento verso la prevenzione, attraverso ammonimenti, divieti di raduno, accompagnamento preventivo e flagranza differita. La terza è la crescente centralità dei minori, dal Decreto Caivano fino alla presunzione relativa di capacità di intendere e di volere introdotta dal D.L. n. 190/2026.
Dal Decreto anti-rave del 2022 al Decreto cortei del 2026, emerge così una linea progressiva: dalla risposta a singole emergenze alla costruzione di un sistema sempre più ampio di prevenzione e contrasto dei fenomeni ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica.
Un percorso ancora aperto: due dei pacchetti restano all’esame del Parlamento e il D.L. n. 190/2026 deve ancora essere convertito in legge.